caro diario 8
C’è un certo generale consenso attorno sull’economicità dell’inceneritore.
Fa male, d’accordo, ma si accumulano tanti soldini che verranno poi spesi per la comunità (per curare le malattie?), per ridurre il danno, per dare calore alle case, eccetera eccetera.
Belle parole, che non hanno però fondamento.
Gli unici a mettere in tasca un pacco di euro sono i gestori: e ci riescono soltanto perché in Italia è in vigore il cosiddetto Cip 6
che permette, unico caso in Europa, di finanziare gli inceneritori come se fossero impianti che producono energia in modo ecologico.
Manovra sottoposta ad infrazione da parte della Comunità Europea.
Ecco il trucco per poter dare guadagni ai gestori degli impianti di incenerimento,
che considerata la costosa tecnica, non avrebbero assolutamente mercato.
Soldi sottratti con ingegno alla collettività, fondi che andrebbero destinati alle energie rinnovabili,
direttamente prelevate dalle tasche dei contribuenti dalla bolletta dell’Enel, che vengono invece messi negli inceneritori.
E’ così che i gestori ricevono 40 euro ogni tonnellata di rifiuti bruciato oltre ad altri sussidi.
Incredibile ma vero.
Invece la realtà è ben diversa, anche sotto il profilo economico e sociale.
Vediamo le cifre, e la matematica non è una opinione.
Il costo di un Megawatt di energia prodotto da una centrale idroelettrica è all’incirca di 65 euro.
La stessa energia prodotta da un impianto a energia eolica è di 60 euro.
Una centrale a biomassa, che brucia cioè materiale di origine organica (scarti della produzione vinicola, agro alimentare, tessile) produce un Mwh con 120 euro.
Produrre invece la stessa quantità di energia bruciando rifiuti (l’inceneritore viene chiamato per renderlo più digeribile termo-utilizzatore o anche recuperatore di energia)
costa alla comunità 228 euro. Malattie e costi di discarica a parte.
228 euro a megawatt, 3,8 volte in più che una centrale idroelettrica.
Ricapitoliamo.
Ogni forma di combustione si rivela insostenibile e cancella vita.
A livello planetario occorre riconvertire il sistema produttivo affinché sia attuato un utilizzo parsimonioso e responsabile.
A cominciare da quegli impianti che già da ora sono sostituibili con altri meno impattanti: è il caso dei centri di trattamento meccanico biologico e degli impianti ad estrusione.
Una tecnologia tutta italiana che permette il 100% di riciclaggio dei rifiuti urbani.
La materia torna materia: è il mestiere che sa fare meglio.










