Archive for luglio, 2009
Le nuove alternative sulla mobilità
Oramai occorre parlare di nuove alternative sul problema della mobilità . Serve un piano innovativo che ci possa catapultare nella città di domani, vivibile ed ecosostenibile. Pensiamo che si possa investire nella ricerca, affinchè certe realtà ormai consolidate nell’ Unione Europea ci possano far fare quel salto di qualità sulla mobilità ecosostenibile. Le città come Parma si prestano soppratutto a queste iniziative e a tutti quei progetti innovativi che un comune ha il dovere di sperimentare in progetti per la viviblità dei centri urbani e delle stesse periferie. Possimo dire con certezza, che lo sviluppo delle nuove tecnologie è ormai un dato di fatto nei paesi altamente avanzati: vedi la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, ecc ecc… abbiamo il dovere di rischiare, ma abbiamo il dovere di salvaguardare un ambiente, proponendo soluzioni che possano consentire una mobilità, nel nostro paese, e nelle città del tutto vecchie e obsolete. Non possiamo pensare che un autobus in media duri trent’anni (parco mezzi vecchi). Non possiamo pensare che le amministrazioni pubbliche facciano tramite i loro referenti acquisti sbagliati a danno della collettività. Un bene comune, pagato dal cittadino con soldi strettamente pubblici, deve circolare sulle strade almeno dieci anni, poi si rottama. Non è possibile che un autobus di nuova generazione (es: cito mercedes ibrido propulsione elettrica) venga rottamato prima di quella data buttando al vento centinaia di milioni di euro. Come è possibile che un autobus appena immatricolato , si fermi a appena uscito dagli stabilimenti di produzione in fase di consegna all’ azienda pubblica per problemi tecnici ( Citelis metano ultima produzione di casa IVECO ) il made in ITALY. Bisogna saper investire! La politica spesso sa commettere questi errori. Sbagliare è umano, perseverare è disumano. Abbiamo voluto farvi questa piccola introduzione per invitarvi a seguire questo video molto interessante che parla di mobilità ed in qualche modo ci sentiamo in dovere di suggerire agli attuali amministratori le azioni da mettere in campo al fine di attuare politiche moderne e innovative.

citalis


autobus in servizio a Parma dgli anni 80
Guarda il video cliccando sul link
watch?v=8CjFFdXCkz8&feature=PlayList&p=623C0DF931B6173B&playnext=1&playnext_from=PL&index=71
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SVILUPPO: DDL E’ LEGGE, TORNA IL NUCLEARE
ROMA - Il ritorno del nucleare in Italia, l’arrivo della Class Action, la liberalizzazione delle Ferrovie: sono questi i punti qualificanti del disegno di legge sullo sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria, che è stato definitivamente approvato dal Senato con 154 voti a favore, un solo voto contrario e un solo astenuto. Ha votato a favore anche l’Udc mentre Pd e Idv hanno annunciato il no, scegliendo però di abbandonare l’Aula al momento del voto nel tentativo di far mancare il numero legale viste le assenze nei banchi della maggioranza. Ecco le misure principali di un ddl che ha avuto un iter tormentato: approvato dalla Camera il 4 novembre 2008, modificato dal Senato il 14 maggio, nuovamente modificato dalla Camera il primo luglio e ora approvato senza modifiche dal Senato.
NUCLEARE - Il governo potrà pilotare l’Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l’iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.
NIENTE PROROGA TETTO A GAS - Salta il tetto che prorogava al 2015 il tetto antitrust per la distribuzione del gas, con un impatto soprattutto per l’Eni che è il maggiore tra i distributori in Italia. Rimane l’attuale tetto del 61% fino a tutto il 2010. Il provvedimento, comunque, delega il governo a modificare entro un anno la normativa sui tetti distributivi del gas.
FERROVIE PRIVATE SI’, MA ITALIANE - Il rilascio della licenza per il servizio ferroviario di trasporto di passeggeri potrà avvenire “esclusivamente nei confronti di imprese aventi sede legale in Italia o, qualora siano controllate, da imprese aventi sede all’estero nei limiti dei medesimi principi di reciprocità previsti per il rilascio dell’autorizzazione”.
RIVALUTAZIONE CONTABILE - Le società che non adottano ancora i principi contabili internazionali (IAS) potranno rivalutare alcuni titoli - ad esempio azioni - detenuti in modo non permanente, senza dover inviare la prevista relazione al collegio sindacale, così come previsto dai criteri fissati dalla Consob.
SCONTI BENZINA A REGIONI PETROLIFERE - In arrivo sconti sulla benzina per le regioni che ospitano impianti di estrazione di gas e petrolio. Arriva poi l’obbligo, per gli impianti di carburante che servono gli autotrasportatori, di comunicare i prezzi al ministero dello Sviluppo con l’obiettivo di fare una mappa on line e favorire la concorrenza.
AEROPORTI E LIBERALIZZAZIONI - Il grado di liberalizzazione dei servizi di terra degli aeroporti sarà verificato con cadenza semestrale da parte del ministro delle Infrastrutture che dovrà presentare una relazione in Parlamento.
ASSICURAZIONI POLIENNALI - Arrivano le polizze poliennali: garantiranno un qualche sconto agli automobilisti ma lo vincoleranno con un contratto ad essere assicurati per 5 anni con la stessa compagnia.
CONTRAFFAZIONE - Inasprite multe e pene che possono arrivare fino a 6 anni di carcere e 50.000 euro per le contraffazioni di tipo “sistematico”.
RETI D’IMPRESA E BUROCRAZIA IMPRESE - E’ stata introdotta l’estensione alle reti di imprese delle agevolazioni già previste per i distretti industriali.
RISPARMI ENERGETICI - Accolti due emendamenti del Pd che escludono dal mercato, gradualmente, gli elettrodomestici inferiore alla classe A e le lampadine ad incandescenza”.
Fonte Ansa
welfare e stato sociale
ASSISTENZA AGLI ANZIANI: COSTI ELEVATISSIMI, SERVE AIUTO ALLE FAMIGLIE.

immagine di repertorio in una casa di riposo
Se la popolazione italiana invecchia sempre di più, si pone in maniera seria e urgente il problema dell’assistenza, ed in questi giorni è esploso il “problema delle badanti” e della loro necessaria regolarizzazione. Troppe famiglie con anziani, disabili e non autosufficienti, vengono lasciate sole ad affrontare situazioni difficilissime.
La famiglia media italiana è costretta a fare immensi sacrifici per dare sostegno ai propri cari non più autosufficienti. Cosa fa lo Stato, le Regioni, i Comuni: poco, anzi pochissimo.
Il costo delle case di riposo, sopratutto per i non autosufficienti, è quasi sempre elevatissimo leader del Partito contributi regionali per l’abbattimento della retta, generalmente, sono irrisori, tutto l’onere ricade sulle famiglie. C’è anche da chiedersi se costi così elevati applicati alle case di riposo nei confronti dei loro ospiti, siano sempre giustificati :allora libera politica si chiede quali controlli vengono fatti sulla conduzione di queste case di riposo e sul trattamento riservato gli ospiti.
Se il “pacchetto sicurezza” ha avuto un merito, è stato proprio quello di far emergere un problema gravissimo da sempre sottovalutato, che è quello della non autosufficienza e dei drammi delle famiglie.
L’assistenza agli anziani non è solo un problema sociale ma è un problema che deve riguardare l’intero Paese le Istituzioni devono fare la loro parte nel sostenere le famiglie per garantire vivibilità e dignità agli italiani che vivono la quarta età o che sono in condizioni di non autosufficienza.
È necessario, a giudizio di libera politica che lo Stato si faccia carico degli oneri previdenziali per la regolarizzazione delle badanti e di un contributo alle famiglie che accudiscono non autosufficienti presso il proprio domicilio.
La risposta a questa situazione non può certamente essere l’espulsione delle badanti che suonerebbe come una beffa ed un ulteriore danno e mortificazione a chi ha bisogno di aiuto e assistenza
Paolo leporati
caro diario 9
Una degli argomenti più abusati dai sostenitori dell’inceneritore è quello napoletano.
Attenzione, signori, non vorrete finire come a Napoli?
Se vi volete salvare non c’è che l’inceneritore, prendere o lasciare.
Tema efficace perché le immagini della città sotto assedio riecheggiano ancora chiare nelle nostre menti,
quei cumuli fumiganti, quelle montagne maleodoranti di fianco alle scuole.
Poi arrivò il Nostro e in quattro e quattr’otto il “rudo” sembrò sparire come d’incanto.
Ieri sera ho finalmente visto “A biutiful cauntri”, film inchiesta-verità, di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero,
sulle reali condizioni di una regione come la Campania che è stata una delle terre verdi per eccellenza e ora è in rianimazione con prognosi riservata.
La Campania e l’ambiente.
Ecco dove è andato il rudo di Napoli: lo hanno spostato lontano dagli obiettivi delle telecamere e dalla folla dei turisti,
come spostare con una scopa il mucchietto raccolto in un’altra posizione della stessa stanza, dietro il tavolo.
La spazzatura di Napoli è ancora tutta là, a nord della metropoli.
Con un termine che sa di presa in giro, in Campania si sono inventati le eco-balle, in teoria materiale inerte pronto per essere “termovalorizzato”,
nella pratica monnezza sottovuoto impossibile da bruciare perché sarebbe l’Apocalisse.
Le eco balle sono sistemate in impressionanti muraglie in aree defilate e stanno lì sigillate sotto il sole.
Dentro non si sa cosa stia succedendo perché questa spazzatura è il peggio del peggio, una mistura secco umido pazzesca, un mix di percolati e metalli, plastiche e carta, organico e tessuti.
Non è Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti) perché la norma prevede la separazione secco umido e la separazione tra materiale combustibile e non.
Nessuno le vuole le eco balle, perché sono balle ma non eco.
Sono balle ecologiche, bugie sull’ecologia, ecologia di bugie, mistificazioni all’italiana.
In cui non cade l’Europa che lo scorso dicembre ha condannato l’Italia per mancata attuazione della disciplina sui rifiuti.
In uno dei siti ci sono la bellezza di 2 milioni di eco balle.
Il 29 maggio un rogo come tanti nel territorio a nord di Napoli: perfino le immagini di Google Eart rilevano gli incendi.
A biutiful cauntri racconta il dramma di una popolazione assediata dalle discariche abusive, dalle fabbriche inquinanti e cancerogene,
racconta dell’abbandono della gente a se stessa, della fuga dei politici e delle maestranze.
Della morte delle greggi e delle bufale per la diossina che ormai permea l’aria.
E’ un terribile racconto reale di come un territorio sia dannato per sempre per colpa dell’ingordigia di pochi.
Per colpa anche delle industrie del Nord che smaltiscono le loro nefandezze in queste terre di camorra, complici del disastro.
Un film che lascia letteralmente senza parole.
Che anche i nostri amministratori dovrebbero vedere per affrontare con maggiore cautela il tema dei rifiuti e della loro soluzione,
per capire che una volta acceso l’impianto di incenerimento diventa incontrollabile su cosa entra e cosa ne esce.
Che i tassi di diossina presenti vicino agli impianti di incenerimento sono ormai cosa certa e preventivabile
e quella diossina entrerà nei nostri foraggi, nei nostri formaggi, nei nostri biscotti, nella nostra verdura.
Come diceva una napoletano verace, meditate, gente, meditate.
La fabbrica dei voti
L’articolo di Lucia dovrebbe far riflettere anche i “luminari “ della politica locale, che spesso pensano di avere le verità a portata di mano, e dimenticano che i problemi della gente sono altri. Chi ha letto attentamente il senso metaforico, “Gesù oggi sarebbe il clandestino di ieri”capisce fino in fondo che spesso in una città europea (come la si vuol far apparire), si tende molto a mascherare i problemi dietro una facciata di sola apparenza. Non si entra mai nel concreto. I cittadini si organizzano in comitati spontanei difendendo il territorio in modo molto intellettuale, e basandosi su documentazione , e informazione capillare e precisa. Allora ci domandiamo come mai i luminari della politica, attaccati solo alla poltrona e al protagonismo assoluto non tutelano gli interessi della collettività? La risposta è una sola. Sono disinformati e disonesti intellettuali sempre pronti a comparire dove non dovrebbero essere e spesso li si trova impreparati, e inopportuni e molto improvvisatori. La risposta è nelle bocche di quei cittadini che spesso hanno saputo farsi un opinione (non da “luminari “) ,ma bensì da onesti intellettuali. L’opinione della giovane coordinatrice dovrebbe farci riflettere, anzi pensare. Una piccola lista civica come la nostra basa i suoi contenuti sulle proposte e sui problemi quelli veri,non quello del crocifisso in consiglio comunale (fonte Gazzetta di Parma :proposta di Agoletti UDC vice capogruppo impegno per Parma): slogan, slogan come quelli della lega. Privi di contentuti. Noi parliamo di problemi (Vedi l’ambiente, la viabilità, il sociale, il welfare, le politiche givanil ). Loro usano slogan per far presa tra la gente, e portare terrorismo psicologico , per far presa su un elettorato fragile, e spesso confuso cadendo anche nel volgare e nella più totale maleducazione. La fabbrica dei voti. Allora pensiamo a politiche serie fatte da gente seria! Allora fermiamoci un attimino riflettiamo, ma soprattutto ascoltiamo! Ecco perchè ringrazio Lucia e la sua onestà intellettuale nell’ usare senza mezze misure metafore del tutto significative, ma molto chiare .
Paolo Leporati
caro diario 8
C’è un certo generale consenso attorno sull’economicità dell’inceneritore.
Fa male, d’accordo, ma si accumulano tanti soldini che verranno poi spesi per la comunità (per curare le malattie?), per ridurre il danno, per dare calore alle case, eccetera eccetera.
Belle parole, che non hanno però fondamento.
Gli unici a mettere in tasca un pacco di euro sono i gestori: e ci riescono soltanto perché in Italia è in vigore il cosiddetto Cip 6
che permette, unico caso in Europa, di finanziare gli inceneritori come se fossero impianti che producono energia in modo ecologico.
Manovra sottoposta ad infrazione da parte della Comunità Europea.
Ecco il trucco per poter dare guadagni ai gestori degli impianti di incenerimento,
che considerata la costosa tecnica, non avrebbero assolutamente mercato.
Soldi sottratti con ingegno alla collettività, fondi che andrebbero destinati alle energie rinnovabili,
direttamente prelevate dalle tasche dei contribuenti dalla bolletta dell’Enel, che vengono invece messi negli inceneritori.
E’ così che i gestori ricevono 40 euro ogni tonnellata di rifiuti bruciato oltre ad altri sussidi.
Incredibile ma vero.
Invece la realtà è ben diversa, anche sotto il profilo economico e sociale.
Vediamo le cifre, e la matematica non è una opinione.
Il costo di un Megawatt di energia prodotto da una centrale idroelettrica è all’incirca di 65 euro.
La stessa energia prodotta da un impianto a energia eolica è di 60 euro.
Una centrale a biomassa, che brucia cioè materiale di origine organica (scarti della produzione vinicola, agro alimentare, tessile) produce un Mwh con 120 euro.
Produrre invece la stessa quantità di energia bruciando rifiuti (l’inceneritore viene chiamato per renderlo più digeribile termo-utilizzatore o anche recuperatore di energia)
costa alla comunità 228 euro. Malattie e costi di discarica a parte.
228 euro a megawatt, 3,8 volte in più che una centrale idroelettrica.
Ricapitoliamo.
Ogni forma di combustione si rivela insostenibile e cancella vita.
A livello planetario occorre riconvertire il sistema produttivo affinché sia attuato un utilizzo parsimonioso e responsabile.
A cominciare da quegli impianti che già da ora sono sostituibili con altri meno impattanti: è il caso dei centri di trattamento meccanico biologico e degli impianti ad estrusione.
Una tecnologia tutta italiana che permette il 100% di riciclaggio dei rifiuti urbani.
La materia torna materia: è il mestiere che sa fare meglio.










