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Si lavora solo per le bollette

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Si lavora solo per le spese fisse. spesso le famigli sono sempre più indebitate e raggingere la fatidica terza settimana ormai è un problema sociale. Non è possibile avere spese così elevate, mentre gli stipendi sono sempre l’anello debole  della società. Ormai i salri sono fermi da oltre quindici anni e hanno sempre meno valore. Sappiamo bene di ripetere cose che ormai sono scontate, ma ricordarle spesso fa bene, Non dobbiamo abbassare la guardia su un problema che è grave. Quando qualcuno dice che siamo fuori dalla crisi sono balle mediatche. Per tastare il polso invece bisogna veramenteche qualchuno vada all’ interno di una famiglia per capire da vicino, come reagisce il termometro economico-finanziario del nucleo. In due mesi tra bollette telefoniche  bollette riguardanti l’energia eletrrica e le forniture del gas, le bollette dei rifiuti. l’affitto. l’eventuale rata dell’ auto, l’acquisto dei libri di testo ecc ecc, il contribuente deve fare i conti con uscite pari al 100% dellle entrate. Allora noi ci chiediamo, come sia possibile vestirsi, mangiare, fare le ferie, eccecc, per far ripartire quei consumi necessari per far ripartire l’economia. Possiamo dunque permetterci il lusso in quattro di andare a mangiare una pizza  in quattro, costo almeno 60 euro di fronte ad una rata dei rifiuti di almeno 100 euro. Così non va. Nel modo dei tastassati le spese fisse si aggirano intorno lla 75% del reddito annuo che un lavoratore dipendente percepisce. Il resto?  Si spera di metterlo da parte per inconvenienti  improvvisi, che spesso sono dietro l’amgolo. Le risposte dal mondo politico non arrivano. Non sono chiare, e nemmeno soddisfacenti. Così purtroppo  siamo arrivati ad un punto di esasperazione. Quasi di rassegnazzione. Impotenti di non riuscire a reagire, senza fare nulla. Allora la politica i sindacati le assocciazzioni dei consumatori, le istituzioni, che fine hanno fatto?  Quali sono le risposte che dovrebbero arrivare da parte di questi soggetti? Siamo veramente equiparrati al resto dei nostri concittadini europei?  Noi possiamo affermare con fermezza di no. Abbiamo il dovere di ribellarci. Dobbiamo tutti insieme in qualche modo di cercare con tutte le nostre forze di far capire che così, non arriveremo fuori da un tunnel che dura ormai dal lontano 2001. Solo ne usciremmo   cercando di cambiare il modo di fare politica cercandole  quelle  soluzioni ai  problemi che siamo costretti a subire quotidianamente. Abbiamo il dovere di  i nostri posti di lavoro le nostre famiglie. Non dobbiamo sempre subire:  Allora diamoci da fare tutti insieme anziani, e giovani, donne e uomini contro un sistema che per ora, difficilmente potrà cambiare.

Busta paga gonfia di tasse e contributi. E’ il cuneo fiscale il grande responsabile. Scambio di accuse Governo/opposizione.

E’ allarme.  L’opposizione accusa: «il Governo è immobile». ll portavoce di Silvio Berlusconi Capezzone replica: «Fu Prodi ad aumentare le aliquote». il Presidente del Codacons Carlo Rienzi: «Sugli stipendi italiani pesa il caro vita».

ROMA – Rapporto Ocse: retribuzione di 21.374 dollari, l’Italia è al 23esimo posto sui 30 in graduatoria. I lavoratori guadagnano in media il 17% in meno in rapporto all’Europa, e va meglio anche in Grecia e Spagna. Rispetto alla Gran Bretagna addirittura il 44% in meno. Il cuneo fiscale è il principale responsabile.

Cesare Damiano Responsabile Lavoro PD

Cesare Damiano Responsabile Lavoro PD

Il dato certo, ai voglia di accusarsi a vicenda, è che siamo ventitreesimi su 30, per quanto riguarda il salario netto, invece siamo sesti in graduatoria per il peso delle tasse e dei contributi. Questo è l’impietoso rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che analizzando la tassazione degli stipendi, fa emergere un quadro preoccupante del livello dei salari e degli stipendi in Italia.

Con un salario netto di 21.347 dollari, guadagniamo meno oltre che degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia, anche della Spagna e addirittura della Grecia. Secondo lo studio, a parità di potere di acquisto, e tenendo conto dello stipendio netto annuale di un lavoratore, gli italiani guadagnano il 17% in meno della media Ocse.

Daniele Capezzone Portavoce Berlusconi

Daniele Capezzone Portavoce Berlusconi

In Italia, i salari e gli stipendi subiscono una penalizzazione, raffrontandoli con l’Ue a 15 (27.793 di media) e con l’Ue a 19 (24.552). Facendo i conti, in un anno, un italiano guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% di un tedesco e il 18% di un francese.

Nel nostro Paese salari e stipendi medi non arriva a 16.000 euro l’anno, poco più di 1.300 euro al mese. Sulle nostre buste paga pesa anche il cuneo fiscale, (che è lo strumento che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore). Quindi tra una persona dal salario medio, senza carichi famigliari, e un’altra sposata e con due figli il peso di tasse e contributi oscilla dal il 46,5% al 36%: in questa speciale classifica l’Italia balza purtroppo dal ventitreesimo al sesto posto.

I dati Ocse, sono veramente scioccanti, un campanello d’allarme, eppure l’opinione pubblica fa passare sotto tono queste anomalie e rincorre invece le notizie che si occupano della bella Noemi Letizia e del suo “papi” Silvio Berlusconi.

Carlo Rienzi Codacons

Carlo Rienzi Codacons

Il Codacons interviene con Carlo Rienzi: «i dati dell’Ocse impongono una detassazione dei salari. Non solo L’Italia non solo è tra gli ultimi paesi per i bassi salari percepiti dai lavoratori ma risulta in pessima posizione anche per quanto riguarda il potere d’acquisto dei cittadini, considerando infatti salari e livello di prezzi e tariffe il nostro paese ne esce davvero male. La riprova arriva dai dati sui consumi da tempo al palo. Per consentire all’Italia di ritornare competitiva rispetto al resto d’Europa serve una reale detassazione degli stipendi e una riduzione generalizzata dei listini al dettaglio».

Gianfranco Rotondi Ministro Attuazione programma

Gianfranco Rotondi Ministro Attuazione programma

Se il Ministro dell’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi sostiene che – «i dati Ocse sono da tenere in considerazione, ma non va dimenticato il grosso sforzo che il Governo ha fatto finora sul fronte dell’economia rilanciando il sistema – Paese»; e Daniele Capezzone rincara – «La sinistra che commenta i dati Ocse sui salari è stranamente smemorata. Furono Prodi e Visco, con la loro sbagliatissima prima finanziaria, ad aumentare le tasse a tutti, alzando le aliquote fiscali anche alle fasce più deboli» -; l’ex ministro Cesare Damiano del PD rilancia – «i dati dimostrano quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzione e delle pensioni», e ancora «il governo Prodi aveva provveduto a diminuire in modo significativo il cuneo fiscale e che invece bisognava proseguire su questa strada» -; Paolo Ferrero (Prc) parla di «dati scioccanti» e di «politica anti-operaia» dell’esecutivo.

Lo scambio di accuse tra la sinistra e il Governo Berlusconi, rappresenta il solito gioco del rimpiattino ma non possono cancellare un fatto: in tasca agli operai e agli impiegati italiani, vanno meno soldi di tutti gli altri colleghi, siano essi dell’Europa così detta forte (quella dei 15), sia dell’Europa dei 19, per guardare in casa nostra, se poi teniamo conto dei paesi più industrializzati, allora ci dovremmo solo vergognare.

Il segretario cittadino

Paolo Leporati  Libera politica movimento civico Parma

Scritto da Paolo Leporati

agosto 22nd, 2009 at 10:34 am

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