Aggressione e pestaggio in via Garibaldi
Ci sono situazioni che se prese singolarmente possono essere giudicate come episodi di piccola criminalità di tutti i giorni, più che normali e fisiologici in una città delle dimensioni di Parma.
Ma se vogliamo allargare lo sguardo e cogliere correttamente i segnali, allora non possiamo che giudicare questo crescendo di lampi di violenza come un chiaro messaggio d’allarme, un grido che arriva dal cuore della città, un grido che nessuno raccoglie.
Stiamo parlando di via Garibaldi e del pestaggio del poliziotto di lunedì pomeriggio. Un episodio che alza ancora una volta la soglia di gravità di questi ripetuti episodi.
In pieno centro, in pieno giorno, un poliziotto aggredito e picchiato, tenuto fermo per essere conciato per le feste. Crediamo di non abitare in un qualche angolo disperato di mondo dove è solo la legge dei più forti a dettare le regole. Crediamo di non abitare in una megalopoli dove certi quartieri non sono nemmeno attraversati dalle forze dell’ordine. E nemmeno la nostra terra si trova nei pressi di Bagdad o di Kabul.
Siamo nel cuore della Pianura Padana, nella città che lo stesso giorno si giova dei risultati di un sondaggio sull’eco sistema.
Ci sono luoghi in questa Parma dove il buio sconfigge la luce anche di giorno.
Lo ribattiamo sui tasti anche oggi, come un mantra inarrestabile.
Via Palermo, via Trento, via Garibaldi, via Verdi, le piccole laterali… La direttrice della stazione rimane il punto dolente della città che fatica nell’opera di integrazione, incespica nel confondere accoglienza e inazione, integrazione e passività.
In questi anni, da quel 2000 in cui ci siamo mossi, la nostra associazione ha messo in campo tutta la propria energia per riportare l’attenzione sui borghi del centro storico e sulle sue malattie, spesso curabili ma sempre contagiose.
Non ci siamo mai stancati di organizzare eventi culturali e manifestazioni che ripopolassero queste strade di una umanità positiva e propositiva.
Non ci siamo nemmeno mai tirati indietro davanti all’evidenza dei fatti.
Non ci siamo mai fermati davanti a certe gravi situazioni che andavano denunciate.
E non ci siamo fermati nemmeno oggi.
Non siamo però noi le forze dell’ordine, non siamo noi gli addetti alla sicurezza.
Noi siamo i cittadini e i commercianti che possono collaborare e dare una mano, segnalare e suggerire, sostenere e corroborare.
E non abbiamo mai lesinato critiche se le critiche erano necessarie ed elogi quando era il caso, liberi di considerare il benessere del centro storico e dei suoi abitanti senza colore ne appartenenze politiche.
Ancora manca qualcosa da parte di chi è incaricato di questi temi.
Le nostre strade pullulano di nullafacenti, di persone che non possono campare di aria e che quindi ad altre attività devono per forza dedicarsi, che circolano da anni nelle nostre strade senza manifestare problemi di natura economica, pur non essendo impegnati in alcuna attività.
Ancora vediamo case fatiscenti riempite all’inverosimile di inquilini, senza che nessuno verifichi le condizioni igienico sanitarie, i contratti di affitto, le misure di sicurezza, di fatto confermando la sensazione che tutto si possa fare, nulla si rischi.
Ci sono immigrati, ovviamente quasi tutti, che patiscono code negli uffici per convincere del loro lavoro pulito ed altri, una ristretta minoranza, che manifestano incredibile arroganza e si rendono protagonisti di episodi come quello di lunedì.
Quando la città vorrà fare distinzione tra di essi?
Quando la città vorrà verificare i contratti di affitto?
Quando la città manifesterà ferme intenzioni di risposta prima che sia troppo tardi?
Distinti saluti
Associazione I Nostri Borghi
Fabrizio Pallini










