Cultura parmigiana
Rinascimento Parmigiano” come se fosse l’inizio di un cambiamento in cui si matura un nuovo modo di concepire il mondo… Figurarsi, dai politici! Basterebbe uno sguardo alle periferie… Guardare negli occhi le persone, osservare che lavoro, se ce l’hanno, svolgono…
Uno sforzo di invenzione Sommi! Soprattutto per non mentire banalizzando arti e storia.
Il Rinascimento è stato determinato da prìncipi che hanno chiamato a corte artisti, li hanno mantenuti, han dato loro laboratori, strumenti e mezzi per l’esercizio della loro creatività o delle loro scienze.
Se si vuole un mutamento si deve partire dalle persone, non dalle cose! E’ l’Umanesimo la cultura della civiltà Rinascimentale: la nascita del libero pensiero, il valore dell’individuo, dell’intellettuale e dell’artista, il ruolo dell’arte come conoscenza e interpretazione del mondo, un nuovo impegno sociale e civile.
In questi giorni nella sala Consiliare del Comune di Parma hanno presentato il programma triennale: Sindaco Vignali, Assessore Sommi, non potete continuare a mistificare la cultura con opere edili e spettacoli!… Come sempre prevale lo spettacolo intrattenimento e i mortiferi apparati celebrativi. Ovviamente nessuna partecipazione e condivisione progettuale,
ma l’accordo con i soliti noti e, calato dall’alto, il piano delle iniziative con tipico taglio promo pubblicitario. La consueta mancanza di trasparenza fa da cornice… l’aspetto economico infatti viene sempre celato, perché ciò che a voi nuoce è la base etica assente o manipolata. Ma non manca la nenia rituale: “Non ci sono soldi!” Eppure per gli appalti li trovate, così come per chiamare i nomi che celebrano il nostro fallimento culturale.
Vedere quella sala municipale di intellettuali del regime, dai più gettonati ai meno famosi, ad aspettare l’osso del Sindaco e dell’Assessore è avvilente! Rimane una foto storica ricordo dei rappresentanti di una cultura che non c’è più e che non soddisfa nemmeno i palati nostalgici, ma è solo funzionale per altro. E voi lo chiamate Rinascimento parmigiano?
Pensate di fare il Rinascimento con i Festival? Con queste kermesse? Sono divenuti solo uno strumento di sparizione delle risorse e marketing turistico, non una concentrazione gioiosa di una forma artistica, musicale, letteraria espressione di un radicato pensiero e produzione del luogo, richiamo per un confronto culturale. Sono solo cachet che girano!
Vi è poi, ormai, la mania, scopiazzata, delle case di qualcosa!! Luoghi utili prima per l’assegnazione di appalti, poi per i lottizzati, amici e amanti! Spesso divengono inceneritori di ricchezza… ad elevato costo sociale… Case della burokratia!… asili di povertà e depressione. Nulla a che vedere con il museo dell’”arte contadina” lasciato in eredità dalla passione di Ettore Guatelli.
A quelli esistenti ora aggiungeremo: Palazzo del Governatore, la Casa della Poesia, Casa della Cultura, Piazza William Shakespeare, Teatro dello Spettacolo Popolare.
Volete far passare interventi edilizi e di restauro per attività culturale? Rientrano, credo, nella necessaria valorizzazione del patrimonio immobiliare locale. Ma sostenere, incentivare il fare cultura è altro sforzo e richiede altri interventi.
Non è con le celebrazioni, non è con i nomi celebri, non è con le case di qualche cosa… Non è così che si fa cultura, ma sostenendo chi la produce. Perché chi è impegnato in attività artistiche e non ha ancora canali economici capaci di remunerare la sua produzione, non deve poter contare su un sistema che lo sostenga nelle sue pratiche di vita? Viceversa si finanzia con risorse collettive lo spettacolo che può contare su sponsor, spettatori, diritti di riproduzione e idonee strutture pubbliche. Per non dire poi delle anomalie dei costi di certe star: Volete Maazel? pagatevelo!… Volete Temirkanov, una quisquilia!… mettete mano al portafogli! Queste modalità di spettacolo si devono auto sostenere, non possono attingere per il 90% alle risorse pubbliche e prosciugare tutti i mezzi della produzione culturale.
E se si mantengono giustamente le orchestre e le compagnie stabili, perché non si mantengono scrittori, pittori, musicisti (non ancora scritturati), anziché lasciarli nel dimenticatoio?… in attesa che maturino la loro dimensione. Non dico certo in eterno, ma per la loro capacità di produzione, periodicamente verificata. Almeno per quegli anni che consentano loro di trovare un percorso. Perché l’opera dell’ingegno, fuori dagli schemi istituzionali, non deve avere pari dignità dell’opera manuale?
La cultura indigena deve trovare percorsi di vita. L’artista produce se stesso non ha la mente rivolta al mercato… né può essere un dopo lavoro! Le singolarità devono essere messe nella condizione di operare, alla ricerca dell’espressione del loro potenziale… Sappiamo tutti che il mercato è drogato!… e non è l’unico metro di misura, anzi! Così scrivo da anni sulla necessità di dar vita a una Agenzia artistica in grado di creare filiere economiche e valorizzare le singolarità: “L’artista non vive nel mercato!… né alla corte delle mafie! Deve essere messo nelle condizioni di operare nella sua scelta di vita. Gli artisti, se riconosciuti, e non importa a quale livello, devono poter contare su operatori culturali che sappiano gestire la loro opera. Devono essere messi nelle condizioni dignitose di esercitare la loro creatività, esprimere loro stessi. Devono poter contare su un sistema che pur non facendoli ricchi, ne valorizzi il potenziale e non li abbandoni nel dimenticatoio. E oggi questo è inesistente. Devono essere premiati, sostenuti, da parte delle Istituzioni e delle Fondazioni, il talento, la creatività, l’intelligenza, che costituiscono il potenziale rigenerativo e il capitale cognitivo della nostra società. Incoraggiare e coltivare questi valori si traduce nell’incrementare il patrimonio di una collettività, renderla competitiva a livello internazionale; soffocarli e reprimerli è compiere un crimine contro la vita“.
Non è con le case di qualcosa, né con le celebrazioni che si cambia il contesto e si fa cultura. Risulta evidente se percorriamo questi ultimi nove anni di musica a Parma.
Nel 2001 è stato inaugurato l’Auditorium di Piano nel Parco Eridania. Fra il 2000 e il 2001 è stato restaurato il Teatro Regio. Nel 2002 è stata inaugurata la casa della Musica nel Palazzo Cusani. Nel 2008 è stato inaugurato il museo del suono nella ex chiesa Santa Elisabetta. Nel 2009 è stato inaugurato l’auditorium del Carmine adiacente il Conservatorio.
Dal 2000 ad oggi oltre ai costi dei contenitori, sono stati spesi credo oltre 70.000.000 di euro per produrre il Festival Verdi.
Beh, ditemi che cosa è cambiato nella cultura musicale parmigiana? Chi nasce qui e ha talento deve espatriare, se trova la possibilità di farlo… gli esempi non mancano!
Può essere considerata Parma città “Capitale della Musica”? Aldilà dei melomani tradizionali qualcosa è stato seminato per interessare e educare le nuove generazioni? Possiamo dire di avere un Festival internazionale quando non è nemmeno presente nei circuiti internazionali dei festival musicali? Si è investito su una base su cui costruire? Si respira in città un’aria di creatività musicale? Vengono lanciati nel mondo strumentisti, voci, direttori? No, niente di tutto questo nonostante le grandi risorse a disposizione. Luoghi per la predazione… Questo è il risultato dello spettacolo. Se qualcuno mettesse le mani su certe carte diverrebbe un festival da via Burla…(per chi legge e non è di Parma, è la nota via per le carceri).
Eppure Parma avrebbe tutte le credenziali per essere una città della cultura, per le tradizioni storiche, per la posizione strategica, per le caratteristiche del territorio, per la dimensione qualitativa, per la sostenibilità, per il potenziale economico… Per la presenza di creatività e talenti riconosciuti… Un luogo della produzione culturale da portare fuori… anziché implodere in un ombelico senza via d’uscita. E rincresce vedere questo potenziale del luogo lasciato andare a male, preda dei faccendieri.
Così scrivevo nella mia relazione che ho trasmesso in rete e pubblicato a seguito degli Stati generali della cultura (un dire che è già irritante):
“Assessore Sommi noi vorremmo avere un assessore anche alla cultura, non solo allo spettacolo e agli eventi! Vorremmo avere un assessore che conosca e coordini le potenzialità di un territorio, non che cali dall’alto i cartelloni, le attività a lui più gradite.
… Noi vogliamo un Assessore che sappia costruire un Assessorato intelligente, attuale, in grado di valorizzare le culture locali.
… Non vogliamo d’altra parte associazioni questuanti, ma riconosciute per il ruolo strategico che svolgono. Siano le realtà economiche, le fondazioni, le associazioni di categoria, gli istituti di credito, i cittadini a finanziare, non su base clientelare, ma per la progettualità e il valore. Non deve certo essere il Comune. E i cittadini a sostenere le realtà meritorie, partecipando e comprando i biglietti. Stop con i biglietti omaggio della cultura. I politici, gli amministratori, gli imprenditori, i cittadini di un Paese civile comprano quei biglietti e partecipano, perché solo così sanno che i progetti avranno futuro.
Vogliamo un Assessorato alla cultura intelligente, partecipato, espressione della volontà del luogo e non occupato negli effimeri eventi che lasciano buchi di bilancio e impoverimento sociale.
Il Comune invece pensi, anziché a produrre spettacoli ed eventi a creare il contesto, le strutture, i mezzi idonei a dare voce alle potenzialità e alla creatività del luogo. Cosa che io fino ad oggi non ho visto.
La gestione digitale dell’Assessorato una cosa ancora da pensare. La città con ambienti intelligenti opera fantascientifica.
Eppure siamo passati dal teatro di prosa (locale), al tetro di posa (cinematografico e televisivo), al teatro digitale (universale, videomatico) collegati in tempo reale.
Il sapere come rete, un concetto teorizzato in digitalcity nel 1999, ma ancora astruso per voi negazionisti dell’ingegno! Continuate a investire nell’hardware senza software. Ma è nel software l’anima. Lo dimostrano le aree in cui è strategico essere collegati in tempo reale e viene quindi applicato in modo spinto: la finanza, le scienze, il militare. Ma si preferisce deprimere le menti intrappolarle in un hardware dispendioso privo di intelligenza… nelle case di qualcosa! Il telelavoro, per voi, un concetto da dimenticare!
Caro Sommi, ormai ti conosco troppo bene. Una finzione totale, anche nella parlata, costruita e studiata per lo schermo, ma vuota! La telecamera rivela la mancanza di naturalezza, chi mente, questo non sfugge all’occhio attento, ma forse ormai sei talmente calato nel ruolo che non te ne rendi neppure conto. Non hai nemmeno il coraggio di dire a Meli ciò che pensi di lui… e io lo posso immaginare! Sei arrivato a lodarlo in televisione per il suo operato!… gli hai attribuito un miracolo per questo Festival Verdi!! Mi ripeto, il miracolo siamo noi per lui!! E il maestro di chitarra lo sa!!
Dimmi, Luca Sommi, quale esempio è questo sovrintendente per i giovani e meno giovani? Per coloro che dedicano la loro passione impegnati in una difficile ricerca artistica? Quale esempio di riferimento per un dialogo con e nella città? La sua remunerazione, così come altre (purtroppo non è solo), sono uno schiaffo all’intelligenza e all’impegno artistico. Ma chi concede questo? Di chi la responsabilità? Perché nascondete i dati? Perché non adottate la trasparenza? Perché umiliate i semplici e favorite i prevaricatori? Con le menzogne e i lestofanti non si va lontano… e non può esserci alcun Rinascimento. Vi do però l’attenuante: non vi rendete conto del danno che state producendo!
D’altra parte come vengono spese le risorse pubbliche è ormai una cosa vergognosa in tutta Italia. Chi è al comando fa man bassa per sé e per gli amici cortigiani… e vediamo poi che ne fanno!! Oggi con vergogna si può pronunciare di essere un Politico, Consigliere, Assessore, Sindaco, Governatore! Siete tutti (mi dispiace anche per chi non se lo merita) riconducibili a qualcosa di sporco, losco, persone del malaffare, dedite alle bassezze del potere decadente. Così vi descrive l’attualità. Crimini e raggiri, nell’Italia dei valori bollati, si celebrano tutti i giorni impuniti nella cosa pubblica… fatti passare per “bene comune” e vediamo cosa sono divenute le città!!… da circonvenzione di incapace… televenditori quotidiani in divisa di qualcosa che sbandierano simulacri e circuiscono in nome del popolo italiano… Cittadini distrutti preda della miseria in un vuoto di umanità!
Una società al cui vertice, non sempre con mandato democratico, stanno persone, la cui cronaca insegna, coltivano il proprio interesse e di fazione. Li scelgono possibilmente ricattabili. E comunque per questi, seppur cadano in profondi baratri, finito l’uso strumentale c’è sempre una corte vicino. Per i semplici e gli ingenui c’è l’abbandono… totale!
La veste di Assessore alla cultura imporrebbe il pensiero libero e franco!… Può forse occuparsi di cultura colui che mente? Chi è disposto a manipolare i contenuti? Può essere Assessore alla cultura chi non risponde a comunicazioni dei cittadini? Sì! Infatti non è cultura è, mi limito, manipolazione demagogica. Cultura è altro!! Il potere d’altra parte è negare la libertà agli altri e produrre dipendenti… servili! Servizio pubblico? Dove? Come? Quando? Solo uno slogan elettorale: “il primo cittadino sei tu!”… muh, e cùcù! (Parma, 24/10/2009)
Luigi Boschi










