Archive for novembre, 2009
tira più un pelo di….. che un carro di buoi
Questo ci mancava proprio
Regionali, Carfagna annuncia: “Mi candido in Campania”
Un proverbio dice tira più un pelo di……… che un carretto di buoi
Non abbiamo parole
FALSI INVALIDI C’È IL PERICOLO CHE A PAGARE SIANO GLI INVALIDI VERI.
Il Governo ha presentato, fra gli emendamenti alla finanziaria, anche quello che prevede l’aumento di centomila controlli sulle pensioni di invalidità, a caccia di presunti “falsi invalidi” e già si stima in 50 milioni di euro, la somma da recuperare. E’ un tormentone periodico quello dei “falsi invalidi“, una sorta di “crociata” che evidentemente sortisce pochi effetti pratici se periodicamente si ripropone il problema. Certo vi sono casi eclatanti, ciechi che guidano o intere famiglie che hanno pensione di invalidità e di accompagnamento: ma quanti sono veramente? Bene colpire questi soggettisoprattutto per rispetto verso chi invalido lo è veramente: ma chi ha riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità a questi signori? Si colpiscano pesantemente quei componenti di commissione che hanno permesso a questi “falsi invalidi” di godere di pensione, ma c’è da chiedersi: a quanti invalidi veri non viene riconosciuto alcunché? Non c’è il pericolo che a perdere la pensione, insieme a qualche invalido “fasullo”, vi siano tanti invalidi veri? Forse bisognerebbe indagare sul perché a tanti cittadini, con invalidità più che serie, non viene riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità ed in altri casi, l’indennità di accompagnamento? Il Governo farebbe bene ad aumentare le pensioni di invalidità che attualmente sono fissate in 255 euro al mese e per tanti invalidi, questo è l’unico reddito: questa è la vera vergogna di cui nessuno sembra accorgersi .
Libera politica
A Trieste 120 nuovi parcheggi, Cuccu vuole chiarezza
Il responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti: “Troppi punti interrogativi”Il Piano particolareggiato del centro storico di Trieste potrebbe presto dar vita alla trasformazione di 120 immobili in parcheggi multipiano, da affiancare alle diciotto aree di sosta sotterranee già approvate nel piano urbano di due anni fa.
“Quello dei parcheggi è un grave problema di Trieste, a cui è ancor più difficile ovviare per la natura idrogeologica della città, che presenta infiltrazioni d’acqua notevoli”, ha dichiarato Valentino Cuccu, responsabile provinciale dell’Italia dei Diritti. “Creare zone di sosta sotterranee è molto complicato - continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - e sarebbe un sicuro fallimento. Se l’amministrazione ha optato per la conversione di interi stabili in zone di sosta è già un altro discorso e non ci sono dubbi che sia una misura senz’altro condivisibile. La gente si lamenta sempre delle multe e non sarebbe male se il Comune decidesse di spendere parte di questi soldi per creare posti auto. L’unica mia preoccupazione è che si faccia fare a queste strutture la stessa fine del grande parcheggio rimasto inutilizzato per via delle tariffe esagerate che gravano sull’automobilista. Ci sono ancora troppi punti interrogativi - conclude Cuccu - il più importante dei quali è verificare se tali immobili saranno pubblici o destinati alla vendita”.
Piano di governo del territorio milanese, Ragone scettico
Il viceresponsabile per il capoluogo lombardo dell’Italia dei Diritti: “Se non si riesce a reperire fondi per progetti di minore entità non vedo come si potrà mantenere tali promesse”
Milano, 30 novembre 2009 - Più aree verdi e servizi, ben 226 fermate della metropolitana e trecentomila abitanti in più facendo arretrare il cemento dall’attuale 73% al 65%. E’ la Milano prevista per il 2030 dal piano di governo del territorio già passato in giunta meno di un mese fa. Lo spazio verrà creato in altezza e aumenterà il verde pubblico, che salirà dai 13,5 metri di parchi e giardini oggi disponibili per ogni milanese a circa 30.
“Se davvero dovessero riuscire a rispettare le promesse fatte sarebbe sicuramente un ottimo piano per il territorio”, ha commentato Luca Ragone, viceresponsabile per la città di Milano dell’Italia dei Diritti. “Ciò che mi rende perplesso - aggiunge con un velo di polemica il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro - è come si farà a reperire i fondi necessari a tutti i progetti in essere, visto che ci sono problemi persino per lavori di piccola entità. Non penso che sia possibile fare tutto - conclude Ragone -, ma se dovessero realmente riuscire a trovare i soldi necessari sarebbe sicuramente un bel risultato”.
Riportiamo Piazza Garibaldi alle origini
Riportare piazza Garibaldi a questi splendori sarebbe bellissimo. Il comune di Parma avrebbe il dovere di riconsegnare una piazza ai suoi antichi spelndori come un tempo. La nostra proposta si rifà anche all’ opinione dei lettori che numerosi ci hanno scritto, nel rivedere una piazza dove i tram la facevano da padrona, dove la viviblità e la socialità era punto d’incontro della socità civile. Il ritorno al passato, potrebbe significare per il turismo e la nostra città un punto d’attrattiva nel cuore di Parma centro. Le vecchie foto possono rappresentare un modello storico culturale con la restituzione del palazzo del governatore, e le sue mostre che nel 2010 vedranno Parma protagonista nella sua creastività. Il nostro movimento lancia l’idea di riconsegnare una piazza agli antichi splendori proprio come in questa foto.
Pizza Garibaldi oggi
Certamente le due foto possono rendere l’idea di una piazza completamente diversa, ma quello che ha noi piace sono anche i tram che si incrociano. Pensiamo che il tram sia parte integrante e culturale nella nostra città
Paolo leporati
l’acqua come bene comune
Il Comune di Cassinetta di Lugagnano dice no alla privatizzazione e riconosce l’acqua come bene comune e il servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica.
Di seguito riportiamo la relazione introduttiva del Sindaco Domenico Finiguerra.
* * *
Gentili consiglieri, negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, attorno all’acqua si è sviluppato un dibattito internazionale che anche nel nostro paese sta producendo azioni e legislazione.
Noi viviamo l’acqua come una presenza scontata in tutte le attività della vita quotidiana (alimentari, igieniche, produttive, ricreative). Purtroppo non possiamo dire che sia altrettanto, non solo nei paesi del sud del mondo, ma anche in alcune regioni del sud Italia.
Attorno all’acqua si muovono e si intrecciano interessi. Interessi che cresceranno sempre più al crescere della crisi idrica. Per l’acqua si provocano e si provocheranno guerre e guerriglie.
L’acqua è diventato uno dei beni della terra che possono produrre profitti, ricchezze e quindi disuguaglianze e ingiustizie.
L’acqua è considerato da taluni soggetti economici, le multinazionali in primis, come una merce preziosa, al pari del petrolio o dei diamanti. Questo processo di mercificazione, complice l’economia globalizzata, sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può estrarre e commerciare liberamente. Un processo pericoloso, che deve trovare un processo di segno opposto, che punti a mantenere inalterata la natura dell’acqua e a riaffermare il diritto all’acqua come un diritto naturale, che vada oltre il riconoscimento del legislatore, in quanto legato alla natura stessa dell’uomo.
L’acqua è vita. E’ un bene essenziale ed insostituibile per la vita di ogni essere vivente. Ed è diritto inviolabile dell’uomo l’accesso all’acqua potabile e a quella necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi. L’acqua è un diritto universale, inalienabile ed indivisibile, che può essere annoverato fra quelli cui fa riferimento l’art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale).
Questa concezione dell’acqua come “bene comune” per eccellenza si è affermata negli ultimi 40 anni a livello mondiale. A partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo, maggio 1968) fino ad arrivare al pronunciamento dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (settembre 2007): Il diritto all’acqua risulta un’estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Esso riflette l’imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.
L’acqua e la sua scarsità, dovuta anche ai mutamenti climatici che interessano il pianeta, pone tutti noi, cittadini e governanti, di fronte a grandi responsabilità. Pur essendo rinnovabile, il “bene acqua”, per effetto dell’azione dell’uomo, può ridursi o addirittura esaurirsi. E’ quindi responsabilità sia individuale che collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzandolo con saggezza, preservandolo, affinché esso sia accessibile e disponibile a tutti, nel presente come per le future generazioni.
La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 ha dichiarato “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.
Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno - priorità 2003-2006 - affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
Ciononostante, in Italia, si sta procedendo a tappe forzate verso l’assoggettamento dell’acqua alle regole del mercato, facendo rientrare il servizio idrico nel novero dei servizi pubblici locali per i quali si debba procedere alla liberalizzazione/privatizzazione.
A fronte della politica mondiale mirante alla privatizzazione dell’Acqua, anche in Italia è sorto un movimento di contrasto a questa politica, il Forum dei Movimenti per l’acqua: una rete associativa cui aderiscono organizzazioni nazionali e comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici.
Un movimento che ha depositato nel luglio 2007, una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.
Anche il Comune di Cassinetta di Lugagnano, negli ultimi a anni, in coerenza con la propria impostazione politica e culturale di contrasto alla strategia della mercificazione/monetizzazione dei beni comuni, ha partecipato alla grande mobilitazione dei Comuni, del Comitato Milanese e Lombardo per l’acqua pubblica, del Forum italiano dei movimenti e del Contratto Mondiale sull’acqua. Una mobilitazione che ha portato 144 comuni Lombardi a promuovere un referendum contro la Legge regionale 18/2006 che obbligava i comuni lombardi a privatizzare l’acqua; legge poi modificata proprio su pressione della mobilitazione di cittadini, associazioni ed enti locali.
Una mobilitazione che aveva raggiunto l’obiettivo di ottenere una norma che consentisse il mantenimento della gestione del servizio idrico “in house”, per mezzo di società a totale capitale pubblico, ovvero sotto il diretto controllo dei Comuni.
Ma in maniera quasi clandestina, in totale assenza di un doveroso dibattito politico e pubblico, e mistificando la realtà, spacciando la decisione come imposta dall’Europa, il 9 settembre 2009, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che modificando l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, non solo apre la strada alla privatizzazione dell’acqua (di fatto già realizzata con pessimi risultati in molte parti d’Italia) ma la rende obbligatoria. Infatti, la modifica apportata prescrive l’affidamento ai privati del servizio idrico tramite gara. Prevedendo che le quote di partecipazione del pubblico ad eventuali società miste non possano superare il 40%.
La novella legislativa annulla così i margini concessi alle amministrazioni locali dall’art. 23 bis della legge n.133/2008, che consentiva di mantenere la gestione “in house” nei servizi fondamentali come l’acqua. Un decreto palesemente incostituzionale, perché getta le basi per la mercificazione (e quindi la possibile/probabile violazione) di un diritto individuale irrinunciabile. Di fatto, gli Enti Locali vengono espulsi per legge, non solo dalla gestione del servizio idrico, bensì di tutti i servizi pubblici locali, tra cui il trattamento dei rifiuti e il trasporto pubblico locale.
L’attacco ai beni comuni che si apre con questa decisione deve vedere gli Enti Locali, e i Comuni in particolare, protagonisti di una mobilitazione politica e culturale, a partire dai territori e dai cittadini che li abitano.
A mio parere non è possibile assistere passivamente a quanto si sta consumando. Perché, riprendendo le parole di Padre Alex Zanotelli, il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” sta diventando la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua!
Credo che chiunque ricopra cariche pubbliche, ancorché in un piccolo comune di provincia come il nostro, debba porsi sempre, per ogni atto, azione o omissione che compie, la seguente domanda: “mio figlio, il figlio di mio figlio e i figli di chiunque altro su questo pianeta, avranno ricadute positive dalla mia azione e dalle mie decisioni?”.
Cari consiglieri, rispondendo a questa domanda e rivolgendola a tutti voi, sottopongo all’attenzione dell’assemblea la seguente proposta di deliberazione, con la quale il Comune di Cassinetta di Lugagnano riconosce l’Acqua come “Bene Comune” e il Servizio Idrico Integrato come “servizio privo di rilevanza economica”.
Grazie.
Il Sindaco
Domenico Finiguerra
Senza soldi ma con la card
Zio Paperone custodiva cumuli di monete d’oro, che alimentavano la smania della banda Bassotti. Nessuno ha mai saputo quali origini avevano favorito tanta ricchezza, come l’attualità ci fa ricordare nel caso analogo che tutti i giorni troviamo sulle prime pagine dei giornali. Ma bisogna essere ottimisti e sperare che ad ogniuno presto capiti un colpo di fortuna, derivata da una vincita al super enalotto o da qualche finanziatore in vena filantropica…
Zio Paperone non avrebbe mai pagato tasse o imposte varie, è dalla sua filosofia che ne è derivata la depenalizzazione del falso in bilancio. Anche gli amministratori del comune di Parma, che si ispirano ai principi del gran papero di Arcore, hanno prodotto un bilancio 2010 tutto irreale. E dato che un ente non può giocare al super enalotto, i soldi che mancheranno chi li metterà ?
In compenso tutti i cittadini bisognosi avranno una grande sostegno economico con la family card. Tutto scontato dai pannolini alle partite di calcio. Avremo così le tasche senza soldini ma con tante carte sia comunali sia statali. Si perchè anche il papero di Arcore aveva illuso i bisognosi con la sua card. Seguendo tale logica Tremonti potrebbe abolire l’uso del danaro, e Vignali, come altri sindaci, ripristinare i libretti per la spesa minima della mussoliniana Eca.
Ma il dramma principale sta proprio nel vedere che, come antagonisti del novello zio Paperone, oggi esistono sopratutto i compagni della neo banda Bassotti.
La bufala della Social Card e delle famly card
il paragone è identico solo operazioni di facciata
Ablondi interpellanza Stt nella ex sede Parmacotto
Il consigliere comunale di Prc Marco Ablondi ha presentato al sindaco e al presidente del consiglio comunale la seguente intrepellanza sulla Stt
“Premesso che:
- in questi giorni organi di stampa locale hanno riportato la notizia che la super holding di trasformazione del territorio, società partecipata dal Comune di Parma, sarebbe in procinto di insediarsi nell’ immobile già sede di Parmacotto;
-gli eventuali costi di affitto o di acquisto di detto immobile, in ragione delle sue caratteristiche e della sua ubicazione, sarebbero certamente rilevanti e potrebbero essere sovradimensionati rispetto alle effettive esigenze della nuova Società;
- S.T.T SpA società recentemente costituita dal Comune con lo scopo di ridurre il numero delle società partecipate e realizzare così economie di gestione potrebbe, almeno inizialmente, insediarsi, con minori costi, in locali attualmente liberi del Centro Agro-Alimentare e Logistica società a partecipazione maggioritaria del Comune di Parma.
Ciò premesso, il sottoscritto Consigliere comunale chiede al Sindaco:
1. se la notizia riportata dalla stampa è fondata;
2. in caso affermativo se sono già stati sottoscritti accordi per l’ affitto o per l’ acquisto dell’ immobile già sede Parmacotto ed eventualmente a quali condizioni;
3. se, in coerenza con le enunciate finalità costitutive della S.T.T SpA non ritenga doveroso recedere da eventuali accordi in itinere o già conclusi”
Marco Ablondi
“Noi non rispondiamo”. Ai lettori
Fomte repubblica.it Parma
Il Comune: “Non rispondiamo”
Il 19 novembre, dopo aver ricevuto diverse lettere da cittadini, società appaltanti e partiti politici, Repubblica Parma ha rivolto 10 domande al sindaco e al Comune di Parma sulla questione metropolitana. Dopo 8 giorni di attesa, questa la risposta ufficiale del Comune, pervenuta dal sindaco: “Noi non rispondiamo”. Ai lettori
Le 10 domande
Una serie di domande per aiutare a fare chiarezza su un progetto dal costo complessivo di 341 milioni di euro (di cui 209 a carico dello Stato e 132 gravanti sulle casse del Comune). L’iter di approvazione dell’opera negli ultimi mesi si è arenato al Cipe, rinviando così l’apertura di cantieri annunciati per la seconda metà del 2009. Il contraente generale dell’infrastruttura e l’amministrazione comunale sono su due fronti contrapposti. Abbiamo deciso di rivolgere dieci quesiti al sindaco di Parma Pietro Vignali e a Metro Parma. Un modo speriamo utile e trasparente per diradare le nubi che al momento avvolgono quello che per la città è l’appalto del secolo.
1) E’ ancora strategico il progetto di metropolitana con il quale l’attuale amministrazione si è presentata agli elettori vincendo le elezioni?
2) Credete che la crisi economica imponga un ripensamento sull’utilizzo delle risorse, considerato anche l’indebitamento che l’opera comporta per le casse comunali?
3) Il sindaco di Bologna Flavio Delbono sta cercando (lo ha dichiarato ai giornali) di attuare un piano B che consenta di preservare le risorse statali destinate al metrò di Bologna da converire però su altre infrastrutture. E’ un’ipotesi percorribile anche a Parma?
4) Se sì, l’idea di una o più metrotramvie di superficie- sul tipo di quella allo studio a Firenze- è fattibile?
5) Il sindaco ha più volte ribadito che mancano 37 milioni di euro per il materiale rotabile e che lo Stato si è impegnato a reperire le risorse entro la fine dell’anno. Se copertura statale non ci sarà, l’amministrazione chiederà - dopo il 31 dicembre 2009- esplicitamente il finanziamento al governo?
6) E’ vero cha ad oggi su questo progetto sono stati spesi 26 milioni di euro di denaro pubblico, come afferma la lettera della società consortile aggiudicatrice dell’appalto del 7 novembre scorso?
7) Se questa cifra non corrisponde al vero, quale è l’importo totale effettivamente impiegato ad oggi da parte di Comune e Metroparma?
8 ) Da quali capitoli di bilancio comunale sono stati reperiti i fondi per coprire queste spese?
9) Potete spiegare con precisione che destinazione abbiano avuto questi soldi, secondo quali criteri, quali soggetti pubblici e privati ne abbiano beneficiato?
10) E’ allo studio la possibilità di rescindere il contratto con l’Ati (Associazione temporanea di impresa) aggiudicataria? E’ stato calcolato l’eventuale esborso per penali da pagare?
La Nostra Opinione
Queste sono state le dieci domande posate dal quotidiano online, il Comune di Parma come avete potuto leggere all’ inizio dice non rispondiamo ai lettori. Ancora una volta siamo di fronte al’ arroganza dei nostri amministratori nel gestire la cosa pubblica. Se un proverbio dice: domandare è lecito rispondere è cortesia, il sindaco Vignali, questa cortesia proprio non la conosce come metodo di confronto con chi ha saputo criticare scelte della passata campagna elettorale. I cittadini di Parma devono fare i conti con uno slogan del tutto poco appropriato “Comune Amico”. Ma come fa un comune ad essere amico se non ha la coretesia di rispondere a domande pressochè più che logiche? Eccco perchè è importante organizzare a Parma un” No Vignali day“. I cittadini di Parma con un voto si espressero a favore del giovane quarantenne eleggendolo con i voti, a primo cittadino. Lui hai il dovere morale di rispondere su temi importanti come la metropolitana.
Paolo Leporati
Antonello De Pierro parla di malasanità a Canale Italia
Il presidente dell’Italia dei Diritti, intervistato da Janet De Nardis, ha tracciato uno spaccato preoccupante sul fenomeno
Una puntata molto interessante, quella che il programma Mattino Italia in onda sull’emittente Canale Italia, ha dedicato alla malasanità. La trasmissione, condotta con la consueta sensibilità e professionalità da Janet De Nardis, ha visto ospiti oltre al presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro anche
Fra gli ospiti, oltre al presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello anche il primario di medicina d’urgenza del San Filippo Neri di Roma Luigi Zulli e il Signor Pandolfi, che ha raccontato un triste episodio causa di malasanità verificatosi presso l’ospedale Santo Bono di Napoli legato alla morte di suo figlio Vincenzo.
De Pierro, da sempre sensibile alle tematiche legate ai diritti dei cittadini,in particolare dei malati, ha dichiarato in trasmissione: “Nei casi di cattiva sanità italiana è bene distinguere fra malasanità iatrogena e malasanità strutturale. Spesso il personale ospedaliero è costretto a lavorare in condizioni pessime e inumane, penalizzato dalla mancanza degli strumenti necessari e dalla scarsa igiene. Un esempio di questa situazione è l’Ospedale Grassi di Ostia, una triste vetrina di sovraffollamento, degrado e malcontento dei malati, che tramite un incatenamento simbolico davanti al presidio ospedaliero abbiamo cercato di denunciare; in seguito alle nostre proteste - ha continuato il presidente dell’Italia dei Diritti - sembrano essersi mossi nuovi finanziamenti finalizzati al raddoppio del Pronto Soccorso”.
Su quali siano le ragioni che si nascondo dietro la decisione di continuare a tenere aperte strutture piene di lacune e che spesso sono infiltrate dalle organizzazioni criminali, De Pierro non ha dubbi:”Alla base di questi provvedimenti si celano interessi politico-affaristici. Per interrompere questa barbarie è necessario che i vertici delle strutture ospedaliere vengano scelti in base a criteri carrieristici e di merito e non tra le file dei politici di turno. Come Italia dei Diritti - ha concluso Antonello De Pierro - continueremo a occuparci del problema affinché nella nostra società i diritti dei cittadini prevalgono sui meri interessi politici.



















