Scudo fiscale: i furbi hanno risparmiato 50 miliardi di euro
A metà del corrente mese s’è chiuso lo scudo fiscale, un provvedimento dell’attuale Governo in carica finalizzato a far rientrare capitali, asset e beni che sono sfuggiti alla lente del Fisco. La misura, tra l’altro, è stata prorogata fino al prossimo mese di aprile, ragion per cui, anche in scia al fatto che dopo le sanzioni saranno più aspre, chi ha tergiversato con il “primo tempo” dello scudo fiscale potrebbe aderire in “zona Cesarini“. In ogni caso, è bene al riguardo farsi quattro conti; le stime ufficiose, circolate nei giorni scorsi, indicavano il rientro di 100 miliardi di euro “grazie” proprio allo scudo fiscale. Gli aderenti, detti anche “scudanti”, hanno pagato per mettersi in regola il 5%, con la conseguenza che lo Stato ha incassato all’incirca cinque miliardi di euro. Meglio di niente piuttosto che lo zero assoluto; pur tuttavia, la Federconsumatori mette in risalto che, applicando ritenute fiscali eque, come quelle che vengono applicate ai contribuenti onesti, di miliardi di euro lo Stato ne avrebbe dovuto incassare ben 55, corrispondenti ad una manovra finanziaria “lacrime e sangue”.
Pensate a cosa potrebbe fare lo Stato con 55 miliardi di euro in cassa pronti da “spendere”: si potrebbero mettere in atto politiche di sostegno al lavoro, al reddito ed alla famiglia tali che, se tutto ciò fosse fatto proprio in questa fase, ci farebbero probabilmente uscire in maniera molto rapida dalla stagnazione economica e da una situazione a livello occupazionale caratterizzata da un “esercito” di due milioni di persone senza lavoro. Ma tutto questo è solo un sogno, mentre i furbi, tutti insieme, hanno risparmiato 50 miliardi di euro.










