mandiamoli a casa
Quando si parla dell’amministrazione comunale di Parma, sempre più sembra di descrivere le scene di quei vecchi film girati a Cinecittà dove tutto era finto, ricostruito, di cartone e cartapesta con il nulla dietro la bella facciata colorata. Troppo dell’essenza di questi amministratori è basato sull’apparenza, sulla partecipazione mediatica, sui fumosi “vaneggiamenti” politico-amministrativi che fino ad ora hanno portato ai cittadini solo disagi, insicurezza, preoccupazioni e paure. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, episodio quello che ha visto coinvolti i proprietari delle automobili danneggiate in Via Barilla; riporto quanto dichiarato da uno di loro sul blog della Gazzetta on-line: “….telefonando al comune per avere ragguagli di come potermi rivalere (avendo probabilmente delle immagini di quella telecamera) e fare svolgere una indagine come si deve (non una semplice denuncia che rimane in un cassetto e serve solo per l’assicurazione), mi è stato risposto che quella telecamera (che è stata posta dopo un primo atto vandalico di ignoti che hanno incendiato un cassonetto e il parchimetro delle righe blu) non è ancora attiva, ovvero sia è finta. Si noti bene che è stata installata due anni fa”. E continuano a sbeffeggiare la città con continue promesse di aumentare la sicurezza: forse non gli resta che utilizzare lungo le strade i vigili urbani di cartone.
Come più volte dichiarato anche in tante altre situazioni questa amministrazione sta prendendo in giro la città, sta offendendo l’intelligenza degli elettori e, cosa ancora peggiore, sta depauperando quel tesoro di civiltà, di sicurezza, di tradizioni sociali e culturali, di capacità imprenditoriali e di risparmio che a Parma veniva universalmente riconosciuto. Ora invece, sparate mediatiche a parte, siamo conosciuti per il caso Bonsu, per l’omicidio Gurinder, per la Carta di Parma mai applicata, per la moschea abusiva, per il continuo fiorire di comitati contro le iniziative di questa incomprensibile amministrazione. Stanno vendendo il patrimonio della nostra città: mandiamoli a casa.
Andrea Zorandi














