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Archive for marzo, 2010

…..sed cerebrum non habes

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Alla prima conferenza stampa, dove si commentavano anche i risultati delle sezioni cittadine per le elezioni regionali, i rappresentanti del Pd parmense hanno fornito l’ennesima dimostrazione di totale mancanza di una corrretta visione politica. Solo perchè il loro partito non aveva perso consensi quanto il Pdl, si ritenevano autorizzati a pensare di poter contare in futuro sulla capacità di tornare ad amministrare il comune di Parma. Come se i parmigiani non avessero memoria di quali amministrazioni aveva prodotto la sinistra locale.

Continua la sciagurata eredità del Pci, poi Pds, quindi Ds e attuale Pd. Peso storicamente letale per la crescita di una sinistra riformista e democratica italiana. Sarebbe lungo l’elenco delle incapacità politiche dimostrate, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni. Ma i risultati sono nelle continue sconfitte, che questa dimensione politica continua a raccogliere  sistematicamente. Per non entrare nel merito di operazioni compromissorie che, dai governi di unità nazionale scendono fino alla gestione dalemiana della bicamerale, dimostrano duttilità al compromesso che è immoralità politica. Perciò si continua a perdere.

Parma deve scrollarsi presto del peso del duo Vignali- Villani, ma non può finire con il portare la soma di Garbi. Allora non rimane che considerare seriamente la riflessione del presidente della Puglia Vendola, che sostiene la possibilità di percorrere la via del civismo. Nella nostra città non sarebbe una novità, anzi una felice riproposizione di un periodo di innovazione. Dovrà essere la risposta democratica dei cittadini, alle pretese di riconferma dell’attuale misera maggioranza, alle minacciate incursioni leghiste e alle deprimenti riproposizioni dei neo pseudo democratici. Unica occasione per tornare a far votare i cittadini e per non lasciare la propria città nelle mani di una casta di aprofittatori.

Scritto da: Emilio

marzo 31st, 2010 at 12:56 pm

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Elezioni regionali, De Pierro punta il dito sul Pd

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Il presidente dell’Italia dei diritti: “È suonata l’ora del risveglio da un torpore durato troppo a lungo che sta disegnando scenari apocalittici al nostro orizzonte”
Roma, 30 marzo 2010 - “Quello che ci hanno restituito le urne è un risultato da analizzare con grande attenzione sia per quanto concerne gli aspetti positivi che quelli negativi. È chiaro che il Pd, che ancora riesce a intercettare consensi considerevoli, debba far capire da che parte sta. È proprio questa la fetta di rappresentanza partitica con la sua opposizione vacanziera che ci ha regalato la deleteria piaga del berlusconismo, non intesa come legata alla figura del premier in se ma a concetti secondo cui alcuni comportamenti deprecabili sono leciti, e dipingendo come demonio chi invece li persegue e li reprime.” Queste le prime parole a caldo che il presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro esprime in merito all’esito delle ultime elezioni regionali. “Sono tante le responsabilità del partito di Bersani in questi risultati che purtroppo aprono scenari apocalittici al nostro orizzonte - continua De Pierro -. Fortunatamente  il successo di alcuni validi e coraggiosi politici come Nichi Vendola ha limitato le dimensioni della disfatta, ma è chiaro a tutte le persone di buon senso che bisogna cambiare rotta prima che sia troppo tardi per non giungere al punto di non ritorno, costruito sull’illecito e che possa addirittura confondersi con condotte moralmente impeccabili. È suonata l’ora del risveglio da un torpore durato troppo a lungo - tuona ancora il leader del movimento a tutela dei diritti dei cittadini -, bisogna contrastare l’invasione mediatica e l’agitazione sconsiderata e irresponsabile dello scettro del potere da parte di chi attualmente ci governa. Il Pd dovrebbe fare un po’ di pulizia al suo interno per cercare di mettere in campo forze limpide e scevre da qualsiasi ombra o macchia per fare crescere nuovamente fiducia in una fetta di popolazione disillusa e che ormai non si sente più rappresentata. L’astenzionismo registratosi presso i seggi ne è la prova più evidente e concreta. Quest’opera di rinnovo mi sembra l’unico modo - continua De Pierro - per scongiurare il pericolo, da sempre sottovalutato ma che è un dato di fatto maledettamente reale, rappresentato dal periglioso avanzamento della Lega Nord, con la sua cultura xenofoba, omofoba nonché secessionista anche se convenientemente ammorbidita in federalista. Non dobbiamo poi sottovalutare in merito alla crisi del Pd - conclude De Pierro -, il  grande successo fatto registrare dalle liste del comico Beppe Grillo che poteva indubbiamente essere coinvolto in una schieramento compatto e vincente piuttosto che essere snobbato e che ha dimostrato di essere determinante specialmente in Piemonte. Non rinuncerò mai ad insistere sul grande errore che ha contraddetto in maniera eclatante l’aggettivo che identifica il Partito Democratico, quando solo per paura, fu rifiutata l’iscrizione e la candidatura del comico genovese con una decisione che con la democrazia aveva ben poco a che vedere”.

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 31st, 2010 at 9:36 am

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Controcorrente

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Fra poche settimane non si sentirà più parlare dei risultati elettorali, per i rinnovi dei consigli regionali. Forse nemmeno dei problemi conseguenti la crisi economica in corso, come si sta verificando ormai da molto tempo. Non ci potremo però dimenticare che il partito dimostratosi più consistente, nell’ultima tornata elettorale, rimarrà quello del rifiuto delle urne. Se infatti sommiamo il 36% dei non votanti, al 4% della lista di pura protesta di Grillo ed al circa 6% di voti nulli o schede bianche, abbiamo un totale di circa un italiano su due che ha rifiutato di adempiere al diritto- dovere di voto. Cioè circa il 50% della popolazione che non si riconosce nello squallore rappresentato dalla politica nostrana.

Mi si può obiettare che nulla importerà ai così detti vincitori della Lega Nord o del Pdl, che continueranno a governare a loro piacimento, come nulla cambierà nei comportamenti del Pd quale sciagurata guida dell’opposizione, tutto vero sarà sempre come prima. Forse vi potrà essere una variante all’interno della coalizione di destra, per le pretese espansionistiche di Bossi. Senza però tirare troppo i cordoni della borsa che rimane saldamente di proprietà di Berlusconi. Quindi nessun regolamento di conti, Fini verrà sopportato per le sue esternazioni, Bossi accontentato con qualche cadrega in più e Berlusconi regnerà tranquillamente per almeno altri tre anni.

Anche a sinistra non vi saranno clamorosi cambiamenti, il Pd si leccherà le ferite senza fare nessun cambiamento, mentre occorrerebbe una rivoluzione copernicana. Di Pietro continuerà le sue prediche a sostegno di una legalità sempre più aleatoria e Casini si aggirerà smarrito fra destra e sinistra senza bussola di orientamento. Ogni tanto assisteremo a qualche marcia del popolo viola o a qualche divertente comizio di Grillo. Il tutto nella migliore tradizione della festosità nazional-popolare.

Unica opportunità, per sentirsi partecipi di un minimo di vita democratica, rimarranno le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, che si dovrebbero tenere nel 2012. Possibilità infatti legata alle eventuali formazioni di liste civiche, non totalmente assoggettate ai famigerati partiti tradizionali, che saranno indubbiamente della partita ma con un ruolo non ancora predominante. Parma con Ubaldi è stata esempio di civismo non succube della partitocrazia. Noi auguriamo ai concittadini di poter ripetere una simile esperienza.

Unica novità del panorama legislativo da tenere in osservazione, saranno i decreti delegati che dovranno attuare il federalismo fiscale voluto dalla Lega Nord. Obiettivamente potrebbe essere l’unica vera riforma dei prossimi anni, anche se Bossi al contempo non vuole l’abolizione delle Provincie e di altri enti inutili come le comunità montane. A dimostrazione che il clientelismo rimarrà una malattia comune a tutti i partiti. Ma gli eventuali costi di simili operazioni riformiste e la conseguente ricaduta, sulle realtà regionali più povere, potranno produrre più conflittualità regionali e non risparmi sui costi della burocrazia e degli apparati.

Anche a Parma la Lega reclamerà il posto attualmente occupato in Comune dall’Udc, e questa volta per Villani non sarà facile imbrogliare gli odiati alleati leghisti. Non si prospettano due anni tranquilli per Vignali e la compagine sgangherata capeggiata da Bigliardi. Assisteremo a continui assalti alla diligenza da parte dei padani, che come afferma un loro vecchio manifesto non rimaranno più a lungo confinati nella riserva indiana. Nei prossimi mesi il divertimento sarà garantito anche per chi non è appassionato di film western.

Scritto da: Emilio

marzo 30th, 2010 at 1:40 pm

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La difficile manovra di Tremonti per il rientro del deficit

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Quando, tra qualche giorno, le elezioni regionali saranno un ricordo, i commentatori avranno esauriti gli argomenti e i politici avranno finito di parlare a vanvera, bisognerà decidersi a cominciare a parlare di politica. E, soprattutto, di economia. L’Italia, nonostante la propaganda ottimistica di Berlusconi, sarà infatti chiamata ad una durissima manovra di rientro. Lo ha detto chiaramente qualche giorno fa l’Unione europea: nel biennio 2011-2012 sarà necessario reperire risorse aggiuntive per rientrare dal pesante deficit per circa 10 miliardi all’anno. 20 miliardi, forse di più.

Non si tratta di uno sforzo semplice. Perché, come ha detto varie volte Pietro Salvato, non è affatto vero che l’Italia sta uscendo dalla crisi prima e meglio di altre nazioni europee: anzi, è vero l’esatto contrario. Inoltre, nel piano di salvataggio della Grecia deciso dai capi di governo dell’Unione europea, sono previsti impegni bilaterali dei vari Paesi per prestare denaro ad Atene se le aste di titoli di debito andranno deserte e se le risorse del Fondo monetario internazionale non dovessero essere sufficienti. L’Italia sarà quindi molto probabilmente chiamata a contribuire, con una cifra stimabile in circa 2,2 miliardi di euro, in base alla quota di partecipazione del nostro Paese alla Bce. Berlusconi, con la sua retorica dell’ottimismo e dell’Italia in buona salute, non ha potuto certo sottrarsi a partecipare all’aiuto per la Grecia.

Tremonti aveva a lungo tentato di far pesare il salvataggio greco sulle spalle del Fondo monetario internazionale, proprio per evitare di essere chiamato a contribuire con soldi italiani. Anche perché così il segnale per i mercati dato dai capi di governo è chiaro: in caso di problemi, difficilmente ci sarà un ombrello europeo, a maggior ragione per paesi come il nostro, con un debito ben più consistente di quello greco. Quindi, nelle scelte da fare per la manovra di rientro italiana bisognerà tenere conto che i mercati si aspetteranno un segnale forte dall’Italia, che dovrà comunque anche tenersi da parte un tesoretto per prestare soldi alla Grecia.

E’ immaginabile la gioia di Tremonti. Perché trovare questi soldi non è mica facile. E’ difficile pensare ad un aumento delle tasse, perché non è nel Dna di questo governo, che ha comunque portato la pressione fiscale su valori elevatissimi, per via del micidiale mix tra crollo del Pil e allentamento della lotta all’evasione. Praticamente impossibile anche ipotizzare un’imposta di scopo o una patrimoniale con un governo a guida Berlusconi. Restano i tagli di spesa, ma i margini sono strettissimi. Perché su alcuni capitoli, come la scuola e la sanità, siamo già oltre il limite di guardia. E sulle risorse per il lavoro e gli ammortizzatori sociali, non si può risparmiare, a meno di non scontare una durissima perdita di consensi. Sulle pensioni Tremonti ha giurato e spergiurato di non voler intervenire, e comunque fare cassa nell’immediato non è pensabile senza toccare i cosiddetti “diritti acquisiti”.

Alla fine, vista la resistenza a varare un autentico piano di razionalizzazione della spesa e dei suoi mille rivoli - che, in barba alla semplificazione, questo governo ha contribuito allegramente ad aumentare a dismisura, distribuendo mance a destra e manca anche con gli ultimissimi provvedimenti economici pre elettorali - si continuerà sulla stessa strada: tagli ad enti locali già strangolati dal patto di stabilità, o qualche altro mega condono tombale, per far cassa qui ed ora. Ma i margini sono sempre più stretti e il tempo delle bugie e degli specchietti per le allodole è scaduto.

di Carlo Cipiciani giornalettismo

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 8:31 pm

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Feltri sospeso per sei mesi dall’Ordine, l’opinione di Fantauzzi

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Il responsabile per l’Informazione dell’Italia dei Diritti: “Decisione contraddittoria che denota falle da entrambe le parti chiamate in causa”

Strana la libertà di informazione che vige in Italia, un paese dove Vittorio Feltri può arrogarsi del diritto di denigrare un suo collega, salvo poi scusarsi perché il fatto non  sussiste. Altrettanto paradossale è la decisione di sanzionare un giornalista perché pubblica il vero”.

Con queste considerazioni Brunetto Fantauzzi, responsabile per l’Informazione dell’Italia dei Diritti, commenta la sospensione di sei mesi inflitta dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia a Vittorio Feltri.
Il direttore del Giornale era finito sotto procedimento disciplinare per gli articoli sul caso Boffo, per le accuse a Gianfranco Fini e per aver consentito a Renato Farina di continuare a firmare articoli dopo la sua radiazione dall’albo.

“Non è dato sapere come i fatti siano realmente andati - sottolinea l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - ma è singolare che si sia creata una situazione per certi versi paradossale in cui da una parte c’è un Ordine dei Giornalisti che non rispetta alla lettera i dettami costituzionali in materia, e dall’altra un giornalista che si sente in diritto di diffamare dei personaggi. A Feltri deve essere riconosciuta una certa discrezionalità in virtù della posizione che ricopre - conclude Fantauzzi - ma al tempo stesso egli è chiamato a rispettare un codice etico e  morale che gli vieti determinati atteggiamenti”.

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 8:27 pm

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Stop in Puglia alle energie rinnovabili, le accuse di Vedova

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Il responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “Perché salvaguardare l’ambiente, rilanciare l’economia e uscire dalla crisi se c’è ancora qualcuno che può mangiare e trarre vantaggio dal sistema attuale?”

Come abbiamo avuto più volte modo di osservare si sta facendo di tutto per ostacolare lo sviluppo di fonti pulite. L’esempio lampante è dato dal cosiddetto decreto milleproroghe. Nella Finanziaria 2008, il governo Prodi prevedeva che i regolamenti edilizi comunali contemplassero l’obbligo di integrare fonti di energia rinnovabile nei nuovi edifici a partire dal 1 gennaio 2009. L’attuale governo ha prima rinviato a gennaio 2010 e ora ancora al 2011. Osserviamo inermi a queste decisioni dissennate come di fronte ad una partita truccata.
Con la legge regionale 31/08, d’altronde, la Puglia stava per diventare l’eldorado delle rinnovabili in Europa. Un rischio troppo grande per la conservatrice Italia, ancora affezionata alle vecchie abitudini, troppo indaffarata ad inquinare i fiumi e ad imbottire i sui campi di rifiuti”.

Con queste parole Alberto Maria Vedova, responsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, commenta la decisione della Corte Costituzionale di porre fine alla produzione di energie rinnovabili in Puglia, giudicando come incostituzionale la legge regionale 31/08.

“L’Italia dei Diritti - dichiara l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - chiede a gran voce che la Corte Costituzionale riveda immediatamente la legge e che, tenendo conto dei doverosi controlli relativi all’impatto ambientale e al limite di potenza massima degli impianti, capisca che accedere ai finanziamenti pubblici, collegati alla produzione delle eco-energie semplificando ai minimi termini gli iter autorizzativi, non può far altro che rilanciare l’economia e dare spazio alla progressiva sostituzione di impianti inquinanti ad altri sostenibili per l’ambiente”.

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 8:26 pm

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Berlusconi e la sanità Toscana, il commento di Caporale

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Il responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti: “Il problema sanitario non deve venire politicizzato”

“Vi sono specifiche commissioni ad hoc che si occupano della sanità italiana, monitorandone i progressi e i problemi. E’ troppo facile in un periodo di campagna elettorale politicizzare i problemi sanitari pubblici per colpire l’opposto schieramento politico”. Commenta così Manlio Caporale, responsabile per la sanità dell’Italia dei Diritti, le affermazioni rilasciate da Silvio Berlusconi sulla malasanità in Toscana, dichiarazioni però prontamente smentite dal ministro della salute Fazio.
“Il problema - continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - per essere risolto andrebbe affrontato esulando dagli interessi degli opposti schieramenti politici. Se non si conoscono realmente i dati, non si può esprimere un parere così denigratorio ai  danni di una regione che, al contrario, si dimostra essere un fiore all’occhiello nel nostro Paese. Non si può non considerare che la Toscana, pur avendo attuato delle importanti restrizioni economiche sanitarie - conclude Caporale - ha di contro centralizzato numerosi servizi e razionalizzato la spesa portando egualmente soddisfazione agli utenti”.

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 8:25 pm

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Rosi e la merda dei maiali

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maiali

maiali

Un paesaggio da laguna blu!

Chi avrà ragione, Foer[1] o Rosi? Ma dove la mettiamo Marco tutta ‘sta merda di maiali? Se cresce il fatturato, proporzionalmente, crescono anche le deiezioni dei suini indirettamente facenti capo a Parmacotto. Perché all’inaugurazione della nuova sede e unità produttiva non se ne è parlato? Eppure costituisce la parte più consistente di tutta la necrofila filiera!
Si vuole andare a produrre in America. Il sogno. Vediamo di esaudirlo. E citiamo un po’ di cose che Foer ha visto, cosa ci racconta: “Quattro aziende producono oggi il sessanta per cento dei maiali in USA”. Dove ogni americano si ingroppa 127 chili di merda di maiali della Smithfield che produce 31 milioni di suini anno.
“Gli animali allevati negli Stati Uniti producono 130 volte i rifiuti organici di tutta la popolazione umana del paese: 40 tonnellate al secondo”. Non c’è che dire!! Ma il cielo è sempre più blu!! Sessibon!…

Pensate “non esistono impianti di trattamento dei rifiuti organici per gli animali d’allevamento. Quindi tutta quella merda dove va a finire?”
E da cosa è composta?: “Ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. In più i liquami nutrono più di cento micro patogeni che possono provocare malattie nell’uomo, tra cui salmonella, cryptosporidium, streptococchi e giardia. I bambini che crescono nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%.” E per chi vi lavora? Il turnover è assicurato.

I campi non sono in grado di assorbire tutto questo ben di dio. Che colture fiorite! “I liquami vengono pompati in grossissimi lagoni (con una estensione di più di un ettaro e profondi 9 metri) accanto alle porcilaie, e possono essere numerosi, un centinaio o più”. Un tanfo in tutta l’area pesante e nauseabondo. Si direbbe un paesaggio da laguna blu! Che ne pensa Rosi, una casa in questi luoghi incantati vicino alla materia prima?
“Il deflusso si insinua nei corsi d’acqua, e i gas velenosi come ammoniaca e acido solfidrico evaporano nell’aria. Quando quei pozzi neri grandi come campi da calcio sono sul punto di traboccare vengono  irrorati i liquami sui campi. Talvolta li spruzzano dritti in aria, un geyser di merda che spande un aerosol di feci creando vortici gassosi capaci di provocare gravi danni neurologici. Studi hanno dimostrato che i lagoni emettono sostanze chimiche tossiche nell’aria e che possono provocare problemi infiammatori, immunitari, flogistici e neurochimici negli esseri umani”.
I fatturati delle aziende però crescono e i costi di bonifica vengono esternalizzati a carico della comunità. Scaricano tutto sulla collettività per far profitti. Un vero e proprio saccheggio. La distruzione del paesaggio si sa è un crimine, uno dei più efferati, perché viene compromesso tutto il sistema di vita. Gli allevamenti intensivi sono una assurdità e prima o poi dovranno cessare di esistere.

E cosa avviene dentro a questi allevamenti di animali ammalati, geneticamente modificati al peggio?
“Alcuni lavoratori li picchiano quotidianamente, bastonano scrofe gravide con una chiave serratubi e conficcano un’asta di ferro nell’ano o nella vagina della bestia… altri lavoratori segano gli arti dei maiali o li scorticano quando sono ancora coscienti… Altri ancora li prendono a calci, li sbattono con violenza contro il pavimento di cemento (la battuta, così viene chiamata, è riservata ai maialini che non crescono abbastanza in fretta) e li percuotono con barre metalliche, martelli, badili e rastrelli. Ficcano pungoli elettrici nelle orecchie, nella bocca di quelle bestie…
La tolleranza degli abusi e la mancanza di procedimenti giudiziari è la norma, non l’eccezione”.

Una vera tortura. E sì, gli animali allevati intensivamente fanno una vita infame. Cosa è la vita di una scrofa gravida: “la terranno gravida il più possibile, spesso la inducono al travaglio con mezzi farmacologici. Dopo lo svezzamento dei piccoli, 15-12 giorni, un’iniezione di ormoni le fa tornare rapidamente il ciclo e nel giro di tre settimane è di nuovo pronta per la successiva inseminazione artificiale. Le sedici settimane della gravidanza le trascorrerà confinata in una gabbia di gestazione così piccola che non sarà in grado di girarsi. E si fanno ammazzare di botte perché non vogliono andarci. La loro densità ossea diminuirà per la mancanza di movimento. A forza di sfregarsi contro la gabbia le verranno piaghe nere e piene di pus.” Sono costrette alla reclusione fisica, all’isolamento psichico in cui impazziscono, in un ambiente che non consente l’esercizio della loro natura. Obbligate a sdraiarsi o a camminare sugli escrementi.
E i piccoli?
“Molti maialini nascono deformi. Nell’arco delle prime 48 ore subiscono senza anestesia l’amputazione della coda e la troncatura dei denti a spillo. Nei primi 10 giorni poi vengono castrati vivi. Un bombardamento di antibiotici, ormoni e altre medicine nel cibo che comprende plasma sanguigno secco (scarto di lavorazione dai macelli), li terrà in vita fino al momento della loro uccisione malgrado le malattie. Vivono rinchiusi in ambienti umidi, ad alta densità di animali, con gas tossici prodotti dall’accumulo di merda e di piscio”. E in questo ambiente ideale dove tutti vorrebbero crescere si sviluppano virus mortali. “I farmaci non servono più per curare le malattie, ma per supplire a sistemi immunitari distrutti”.
Questa è la cultura della carne… e la chiamano tradizione!!

E cosa avviene nei macelli?
“Nel 32% degli impianti statunitensi durante ispezioni annunciate atti di crudeltà deliberati avvengono su base regolare…
Persone normali possono assumere atteggiamenti sadici a forza di fare un lavoro disumanizzante come macellare in continuazione…
I lavoratori dei mattatoi hanno il più alto tasso di incidenti sul lavoro, pari al 27% annuo, e ricevono una paga misera per uccidere oltre 2.000 capi per turno…
Quando le lamentele dei lavoratori trovano ascolto, spesso segue il licenziamento… I produttori sanno bene che più il consumatore capisce cosa accade davvero in un macello, meno carne ha voglia di mangiare.”

E questo sarebbe il sogno di Parmacotto?
La conclusione di Foer: “I prodotti alimentari crudeli e distruttivi dovrebbero essere illegali”.
Quando se ne renderanno conto i consumatori di salme bollite e stagionate?

Ora ha senso uno stabilimento industriale di salumi che si avvale degli allevamenti intensivi? Luoghi inumani dove viene praticata la cultura del dolore dal concepimento?
Ha senso celebrare un catafalco industriale di cadaveri bolliti?
Ha senso che tutte le autorità politiche bipartisan faccian da padrini all’inaugurazione di un opificio economico che tratta i resti di lager animali? E come se la spassano! Il presidente Errani sembrava il ragioniere di Rosi, il sindaco Vignali il suo piazzista, il presidente Bernazzoli il suo direttore di stabilimento, il sottosegretario Vegas l’addetto alle pubblic relations. E questi sarebbero i nostri rappresentanti?
Non mancava il prete. Don Valentini della Comunità di Betania. Uno che di tossicodipendenza se ne intende. L’han preso giusto a benedire. Uno specialista nel settore. Più tossico del salume che c’è? Chiedete a Veronesi per credere? Ha senso che un prete benedica quell’opera dell’orrore animale? Che i politici avvalorino un processo di crudeltà, si genuflettano all’ennesimo scempio etico, ambientale, salutistico, sociale? Sì! Tutto questo nella terra del porco sembra aver senso! Non solo. Tutti questi personaggi sorridono e sostengono il disastro, lo finanziano.
Linee di smontaggio animale in serie come se fosse giusto, naturale… per esser messi in una vaschetta o sottovuoto a tranci. Animali costretti a vivere in ambienti insani, che soffrono con “problemi agli arti, al cuore, alle vie respiratorie, soggetti a paura, ansia, stress…” Per il piacere del palato… Il maiale non conta!

Ogni stabilimento di salumi produce questa filiera del benessere per il cassonetto refrigerato del consumatore. Un cretino che non ha consapevolezza, che non sa e non vuol saperne della sofferenza che c’è dentro quella vaschetta o nel suo piatto. Siamo tutti responsabili di ciò che non facciamo. E’ la violenza portata a sistema che trasforma una meravigliosa e giocosa creatura vivente in un trancio o in un affettato cibo morto. E’ questo che si brendizza! Magari con l’aiuto di una pubblicità mistificatoria, ingannevole che manipola la realtà e non rivela la tragedia. Immagini alla moda, testimonials strapagati per dire idiozie al consumatore che si riproduce nell’identificazione.

Martin Luther King: “prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare… perché la coscienza dice che è giusta”.

Foer: “Ma è davvero chi fa lo sforzo di agire seguendo l’utopia dell’innocenza a dover essere compatito?”

La carne etica non esiste! Questa è una utopia, meglio una falsità.
Non cambia nulla per tacchini, polli, conigli, bovini… pesci… tutto uguale, un feroce sterminio industrializzato. Solo animali sofferenti per il cibo degli “umani”.
In questa crescente violenza e insensibilità, io so che quello che fanno agli animali potrebbe essere fatto agli uomini, se già non è stato fatto (campi di concentramento, schiavitù) o in qualche modo non viene fatto (traffico d’organi con i Paesi poveri).

Era il 27 marzo 2010 si dirà nella storia di Parma, c’ero anch’io quel giorno al Botteghino a inaugurare l’anello di un sistema produttivo, una catena economica disastrosa ingiustificata, dei cui prodotti nessuno ha bisogno. (Parma, 28/03/2010)

Luigi Boschi

PS: Ho inviato, per una riflessione, al Presidente di Parmacotto, Marco Rosi, il libro di J.S. Foer edito da Guanda di cui è indirettamente anche azionista.

Un paesaggio da laguna blu!
Chi avrà ragione, Foer[1] o Rosi? Ma dove la mettiamo Marco tutta ’sta merda di maiali? Se cresce il fatturato, proporzionalmente, crescono anche le deiezioni dei suini indirettamente facenti capo a Parmacotto. Perché all’inaugurazione della nuova sede e unità produttiva non se ne è parlato? Eppure costituisce la parte più consistente di tutta la necrofila filiera!
Si vuole andare a produrre in America. Il sogno. Vediamo di esaudirlo. E citiamo un po’ di cose che Foer ha visto, cosa ci racconta: “Quattro aziende producono oggi il sessanta per cento dei maiali in USA”. Dove ogni americano si ingroppa 127 chili di merda di maiali della Smithfield che produce 31 milioni di suini anno.
“Gli animali allevati negli Stati Uniti producono 130 volte i rifiuti organici di tutta la popolazione umana del paese: 40 tonnellate al secondo”. Non c’è che dire!! Ma il cielo è sempre più blu!! Sessibon!…

Pensate “non esistono impianti di trattamento dei rifiuti organici per gli animali d’allevamento. Quindi tutta quella merda dove va a finire?”
E da cosa è composta?: “Ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. In più i liquami nutrono più di cento micro patogeni che possono provocare malattie nell’uomo, tra cui salmonella, cryptosporidium, streptococchi e giardia. I bambini che crescono nel comprensorio di una porcilaia industriale hanno tassi di asma superiori del 50%.” E per chi vi lavora? Il turnover è assicurato.

I campi non sono in grado di assorbire tutto questo ben di dio. Che colture fiorite! “I liquami vengono pompati in grossissimi lagoni (con una estensione di più di un ettaro e profondi 9 metri) accanto alle porcilaie, e possono essere numerosi, un centinaio o più”. Un tanfo in tutta l’area pesante e nauseabondo. Si direbbe un paesaggio da laguna blu! Che ne pensa Rosi, una casa in questi luoghi incantati vicino alla materia prima?
“Il deflusso si insinua nei corsi d’acqua, e i gas velenosi come ammoniaca e acido solfidrico evaporano nell’aria. Quando quei pozzi neri grandi come campi da calcio sono sul punto di traboccare vengono  irrorati i liquami sui campi. Talvolta li spruzzano dritti in aria, un geyser di merda che spande un aerosol di feci creando vortici gassosi capaci di provocare gravi danni neurologici. Studi hanno dimostrato che i lagoni emettono sostanze chimiche tossiche nell’aria e che possono provocare problemi infiammatori, immunitari, flogistici e neurochimici negli esseri umani”.
I fatturati delle aziende però crescono e i costi di bonifica vengono esternalizzati a carico della comunità. Scaricano tutto sulla collettività per far profitti. Un vero e proprio saccheggio. La distruzione del paesaggio si sa è un crimine, uno dei più efferati, perché viene compromesso tutto il sistema di vita. Gli allevamenti intensivi sono una assurdità e prima o poi dovranno cessare di esistere.

E cosa avviene dentro a questi allevamenti di animali ammalati, geneticamente modificati al peggio?
“Alcuni lavoratori li picchiano quotidianamente, bastonano scrofe gravide con una chiave serratubi e conficcano un’asta di ferro nell’ano o nella vagina della bestia… altri lavoratori segano gli arti dei maiali o li scorticano quando sono ancora coscienti… Altri ancora li prendono a calci, li sbattono con violenza contro il pavimento di cemento (la battuta, così viene chiamata, è riservata ai maialini che non crescono abbastanza in fretta) e li percuotono con barre metalliche, martelli, badili e rastrelli. Ficcano pungoli elettrici nelle orecchie, nella bocca di quelle bestie…
La tolleranza degli abusi e la mancanza di procedimenti giudiziari è la norma, non l’eccezione”.

Una vera tortura. E sì, gli animali allevati intensivamente fanno una vita infame. Cosa è la vita di una scrofa gravida: “la terranno gravida il più possibile, spesso la inducono al travaglio con mezzi farmacologici. Dopo lo svezzamento dei piccoli, 15-12 giorni, un’iniezione di ormoni le fa tornare rapidamente il ciclo e nel giro di tre settimane è di nuovo pronta per la successiva inseminazione artificiale. Le sedici settimane della gravidanza le trascorrerà confinata in una gabbia di gestazione così piccola che non sarà in grado di girarsi. E si fanno ammazzare di botte perché non vogliono andarci. La loro densità ossea diminuirà per la mancanza di movimento. A forza di sfregarsi contro la gabbia le verranno piaghe nere e piene di pus.” Sono costrette alla reclusione fisica, all’isolamento psichico in cui impazziscono, in un ambiente che non consente l’esercizio della loro natura. Obbligate a sdraiarsi o a camminare sugli escrementi.
E i piccoli?
“Molti maialini nascono deformi. Nell’arco delle prime 48 ore subiscono senza anestesia l’amputazione della coda e la troncatura dei denti a spillo. Nei primi 10 giorni poi vengono castrati vivi. Un bombardamento di antibiotici, ormoni e altre medicine nel cibo che comprende plasma sanguigno secco (scarto di lavorazione dai macelli), li terrà in vita fino al momento della loro uccisione malgrado le malattie. Vivono rinchiusi in ambienti umidi, ad alta densità di animali, con gas tossici prodotti dall’accumulo di merda e di piscio”. E in questo ambiente ideale dove tutti vorrebbero crescere si sviluppano virus mortali. “I farmaci non servono più per curare le malattie, ma per supplire a sistemi immunitari distrutti”.
Questa è la cultura della carne… e la chiamano tradizione!!

E cosa avviene nei macelli?
“Nel 32% degli impianti statunitensi durante ispezioni annunciate atti di crudeltà deliberati avvengono su base regolare…
Persone normali possono assumere atteggiamenti sadici a forza di fare un lavoro disumanizzante come macellare in continuazione…
I lavoratori dei mattatoi hanno il più alto tasso di incidenti sul lavoro, pari al 27% annuo, e ricevono una paga misera per uccidere oltre 2.000 capi per turno…
Quando le lamentele dei lavoratori trovano ascolto, spesso segue il licenziamento… I produttori sanno bene che più il consumatore capisce cosa accade davvero in un macello, meno carne ha voglia di mangiare.”

E questo sarebbe il sogno di Parmacotto?
La conclusione di Foer: “I prodotti alimentari crudeli e distruttivi dovrebbero essere illegali”.
Quando se ne renderanno conto i consumatori di salme bollite e stagionate?

Ora ha senso uno stabilimento industriale di salumi che si avvale degli allevamenti intensivi? Luoghi inumani dove viene praticata la cultura del dolore dal concepimento?
Ha senso celebrare un catafalco industriale di cadaveri bolliti?
Ha senso che tutte le autorità politiche bipartisan faccian da padrini all’inaugurazione di un opificio economico che tratta i resti di lager animali? E come se la spassano! Il presidente Errani sembrava il ragioniere di Rosi, il sindaco Vignali il suo piazzista, il presidente Bernazzoli il suo direttore di stabilimento, il sottosegretario Vegas l’addetto alle pubblic relations. E questi sarebbero i nostri rappresentanti?
Non mancava il prete. Don Valentini della Comunità di Betania. Uno che di tossicodipendenza se ne intende. L’han preso giusto a benedire. Uno specialista nel settore. Più tossico del salume che c’è? Chiedete a Veronesi per credere? Ha senso che un prete benedica quell’opera dell’orrore animale? Che i politici avvalorino un processo di crudeltà, si genuflettano all’ennesimo scempio etico, ambientale, salutistico, sociale? Sì! Tutto questo nella terra del porco sembra aver senso! Non solo. Tutti questi personaggi sorridono e sostengono il disastro, lo finanziano.
Linee di smontaggio animale in serie come se fosse giusto, naturale… per esser messi in una vaschetta o sottovuoto a tranci. Animali costretti a vivere in ambienti insani, che soffrono con “problemi agli arti, al cuore, alle vie respiratorie, soggetti a paura, ansia, stress…” Per il piacere del palato… Il maiale non conta!

Ogni stabilimento di salumi produce questa filiera del benessere per il cassonetto refrigerato del consumatore. Un cretino che non ha consapevolezza, che non sa e non vuol saperne della sofferenza che c’è dentro quella vaschetta o nel suo piatto. Siamo tutti responsabili di ciò che non facciamo. E’ la violenza portata a sistema che trasforma una meravigliosa e giocosa creatura vivente in un trancio o in un affettato cibo morto. E’ questo che si brendizza! Magari con l’aiuto di una pubblicità mistificatoria, ingannevole che manipola la realtà e non rivela la tragedia. Immagini alla moda, testimonials strapagati per dire idiozie al consumatore che si riproduce nell’identificazione.

Martin Luther King: “prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare… perché la coscienza dice che è giusta”.

Foer: “Ma è davvero chi fa lo sforzo di agire seguendo l’utopia dell’innocenza a dover essere compatito?”

La carne etica non esiste! Questa è una utopia, meglio una falsità.
Non cambia nulla per tacchini, polli, conigli, bovini… pesci… tutto uguale, un feroce sterminio industrializzato. Solo animali sofferenti per il cibo degli “umani”.
In questa crescente violenza e insensibilità, io so che quello che fanno agli animali potrebbe essere fatto agli uomini, se già non è stato fatto (campi di concentramento, schiavitù) o in qualche modo non viene fatto (traffico d’organi con i Paesi poveri).

Era il 27 marzo 2010 si dirà nella storia di Parma, c’ero anch’io quel giorno al Botteghino a inaugurare l’anello di un sistema produttivo, una catena economica disastrosa ingiustificata, dei cui prodotti nessuno ha bisogno. (Parma, 28/03/2010)

Luigi Boschi

PS: Ho inviato, per una riflessione, al Presidente di Parmacotto, Marco Rosi, il libro di J.S. Foer edito da Guanda di cui è indirettamente anche azionista.

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 11:35 am

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METROPARMA OPERA ENSEMBLE

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la stangata

la stangata

COME SI REALIZZA LA STANGATA POSTMODERNA

Non tratterò l’argomento Metro sì, Metro no, su cui mi sono già espresso, ma bensì sulla gestione amministrativa della cosa pubblica. L’opera dei teatranti.

A Parma è stato realizzato un nuovo modello di business. Il buco virtuale. Sperimentato proprio su Metroparma. Dopo la “lenzuolata” degli anni 70, dopo i “bond Parmalat” di fine millennio, ecco nel nuovo millennio la “creatività amministrativa pubblica” dopo quella di impresa. L’innovazione applicata ai conti del Comune: come far sparire la ricchezza collettiva. Il Comune diviene teatro d’opera. Meriterebbe una messa in scena al Regio.

La “Parma cantiere” mitica del fare betoniera è divenuta ora virtuale: meno opera più incassi, bastano i disegni e i contratti. Manodopera e materiali solo un complemento insignificante. Un modello da imitare per il futuro. Come fare? I nostri politici ormai pensano in grande nell’era della globalizzazione, i virus sono facilmente veicolabili. Perché dannarsi sul reale modello Craxiano. Bisogna smaterializzare, rendere tutto più fluido, rimanere leggeri. E’ la “stangata” perfetta! Un’opera di engineering. L’accredito monetario di spesa è, in fin dei conti, una informazione virtuale slegata da qualsiasi valore reale.

Atto I. La scommessa. Si presenta un progetto “avveniristico”, 338 milioni di euro. Lo si fa diventare cavallo di battaglia di una campagna elettorale. Si accede ai finanziamenti pubblici 172 milioni e si aprono le casse. Si costituisce la società per la messa in opera. La si finanzia energicamente. Si chiamano gli amici degli amici alla greppia (circa 12 milioni di euro volatilizzati). Si fanno le cartoline, i plastici, ce n’è per tutti i gusti. Si fa la gara pubblica. Un bel contratto che garantisca con le dovute penali l’impresa che si assegna l’opera.

Atto II. La messa in scena. Iniziano i tentennamenti. L’opera vacilla…la si fa diventare un mal di pancia popolare. Si iniziano le discussioni sui mezzi economici che non ci sono. Il dibattito politico si infiamma per creare le tifoserie sempre funzionali alla stupidità. I media schierano le loro truppe. Un po’ di epistole tra Ministero e Comune, di accuse, di silenzi e colpi bassi. Qualche minaccia. Insomma si prepara il campo per assestare il colpo finale.

Atto III. La stangata. L’opera non si fa. Il Cipe dirotta i finanziamenti stanziati ad altro. Ma, si paga il bonus all’impresa per la mancata realizzazione (roba da 20 milioni di euro) e la si distribuisce a livello nazionale, in fin dei conti è colpa degli italiani se Parma voleva quest’opera!!
I parmigiani sono contenti perché la città non diviene una gruviera (Bologna docet in TAV, anche qualcuno in Valtaro -Ostia parmense- sperimentò anni fa che significa). Il Comune risana le sue casse perché gli arrivano 60/70 milioni dei 172 promessi e non deve stipulare un mutuo di 96 milioni. L’impresa incassa la penale dallo Stato così come altri che hanno partecipato al progetto. Si chiude il sipario. Applausi.

Insomma un capolavoro d’ingegneria finanziaria pubblica. Questa è ricerca e innovazione per la sparizione. Le città sono un transito finanziario deciso altrove.
Nessun responsabile del danno causato. Il piatto piange e tutti hanno incassato. Bravi amministratori. E’ così che il Nord insegna al Sud come si fa il Parmigiano!! La forma d’altra parte si rompe, si scaglia, si fan gli spicchi in proporzione… e si porta a casa… a volte un po’si grattugia per insaporire la minestra a qualcuno. Una metafora del re dei formaggi che ha plasmato fin dalla nascita la cultura locale del “saper amministrare!”. Loro san come si fa a conservare… risiedono a Palazzo del Grano![1] L’opera riuscitissima, un successo per tutti. E’ così che si fa teatro. E ti chiedono di andare a votare per la replica. Questa è lirica della res pubblica.
In via Burla[2], nome metafora del destino per disgraziati, molti si chiedono perché loro invece sono là per giochi da ragazzi al confronto! Gli riesce difficile capire la differenza tra lirica e tragedia. (Parma, 24/03/2010)

Luigi Boschi

Scritto da: Paolo Leporati

marzo 27th, 2010 at 5:37 pm

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Tempi maturi

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Dopo quanto sta venendo allo scoperto e con i nuovi fedeli che si ritrova, la Chiesa Cattolica dovrebbe convocare un nuovo concilio ecumenico. Le denunce di pedofilia, negate o nascoste con la complicità dei vertici della curia romana, sono devastanti per la credibilità di un’istituzione religiosa che predica  il bene ma opera per il male. Anche nel nostro paese assistiamo a fenomeni disgustosi che, per pura conservazione del potere temporale, umiliano  e vanificano il lavoro quotidiano di tanti credenti e religiosi coerenti con il messaggio evangelico. Essere cattolici non vuol sempre dire essere cristiani, sopratutto quando ci si comporta senza moralità come Berlusconi o come un triviale xenofobo tipo Bossi. Sono altrettanto falsi gli appelli alla vita, quandi si propende per la clandestinità abortiva. Falso è pure farsi paladini della famiglia, quando nella vita ci si comporta come Casini.

L’attuale papa viene considerato un pontefice di transizione, verso un nuovo dibattimento sulle gravi contraddizioni succitate, ma non si notano nel mondo cattolico novità evolutive. Il rischio grave potrebbe essere una delegittimazione morale sempre maggiore, un ridursi dalla dimensione cattolica a quella di semplice settorialità, che farebbero preludio a previsioni apocalittiche.

Scritto da: Emilio

marzo 27th, 2010 at 10:12 am

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