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La difficile manovra di Tremonti per il rientro del deficit

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Quando, tra qualche giorno, le elezioni regionali saranno un ricordo, i commentatori avranno esauriti gli argomenti e i politici avranno finito di parlare a vanvera, bisognerà decidersi a cominciare a parlare di politica. E, soprattutto, di economia. L’Italia, nonostante la propaganda ottimistica di Berlusconi, sarà infatti chiamata ad una durissima manovra di rientro. Lo ha detto chiaramente qualche giorno fa l’Unione europea: nel biennio 2011-2012 sarà necessario reperire risorse aggiuntive per rientrare dal pesante deficit per circa 10 miliardi all’anno. 20 miliardi, forse di più.

Non si tratta di uno sforzo semplice. Perché, come ha detto varie volte Pietro Salvato, non è affatto vero che l’Italia sta uscendo dalla crisi prima e meglio di altre nazioni europee: anzi, è vero l’esatto contrario. Inoltre, nel piano di salvataggio della Grecia deciso dai capi di governo dell’Unione europea, sono previsti impegni bilaterali dei vari Paesi per prestare denaro ad Atene se le aste di titoli di debito andranno deserte e se le risorse del Fondo monetario internazionale non dovessero essere sufficienti. L’Italia sarà quindi molto probabilmente chiamata a contribuire, con una cifra stimabile in circa 2,2 miliardi di euro, in base alla quota di partecipazione del nostro Paese alla Bce. Berlusconi, con la sua retorica dell’ottimismo e dell’Italia in buona salute, non ha potuto certo sottrarsi a partecipare all’aiuto per la Grecia.

Tremonti aveva a lungo tentato di far pesare il salvataggio greco sulle spalle del Fondo monetario internazionale, proprio per evitare di essere chiamato a contribuire con soldi italiani. Anche perché così il segnale per i mercati dato dai capi di governo è chiaro: in caso di problemi, difficilmente ci sarà un ombrello europeo, a maggior ragione per paesi come il nostro, con un debito ben più consistente di quello greco. Quindi, nelle scelte da fare per la manovra di rientro italiana bisognerà tenere conto che i mercati si aspetteranno un segnale forte dall’Italia, che dovrà comunque anche tenersi da parte un tesoretto per prestare soldi alla Grecia.

E’ immaginabile la gioia di Tremonti. Perché trovare questi soldi non è mica facile. E’ difficile pensare ad un aumento delle tasse, perché non è nel Dna di questo governo, che ha comunque portato la pressione fiscale su valori elevatissimi, per via del micidiale mix tra crollo del Pil e allentamento della lotta all’evasione. Praticamente impossibile anche ipotizzare un’imposta di scopo o una patrimoniale con un governo a guida Berlusconi. Restano i tagli di spesa, ma i margini sono strettissimi. Perché su alcuni capitoli, come la scuola e la sanità, siamo già oltre il limite di guardia. E sulle risorse per il lavoro e gli ammortizzatori sociali, non si può risparmiare, a meno di non scontare una durissima perdita di consensi. Sulle pensioni Tremonti ha giurato e spergiurato di non voler intervenire, e comunque fare cassa nell’immediato non è pensabile senza toccare i cosiddetti “diritti acquisiti”.

Alla fine, vista la resistenza a varare un autentico piano di razionalizzazione della spesa e dei suoi mille rivoli - che, in barba alla semplificazione, questo governo ha contribuito allegramente ad aumentare a dismisura, distribuendo mance a destra e manca anche con gli ultimissimi provvedimenti economici pre elettorali - si continuerà sulla stessa strada: tagli ad enti locali già strangolati dal patto di stabilità, o qualche altro mega condono tombale, per far cassa qui ed ora. Ma i margini sono sempre più stretti e il tempo delle bugie e degli specchietti per le allodole è scaduto.

di Carlo Cipiciani giornalettismo

Scritto da Paolo Leporati

marzo 29th, 2010 at 8:31 pm

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