Cristianesimo fai-da-te
Bei tempi per la Lega quando si celebravano matrimoni padani, e pagani, in puro stile celtico: al tempo Bossi e compagni (pardòn, padani) non dovevano per forza fingere di essere difensori della cristianità. Anzi. Nel 1998, per esempio, Calderoli, seguito poi da Castelli, si fece immortalare mentre il sindaco di Milano Formentini officiava le sue nozze che rimarcavano le origini ancestrali del partito. Una legittima unione con tanto di stampo politeista-idolatra. Un anno prima in uno dei suoi innumerevoli comizi il Senàtur aveva detto: “siamo i più puliti e soprattutto non facciamo accordi con i preti”; e ancora: “la Chiesa è l’altra bretella del regime del partito-Stato, assieme ai sindacati.
La Padania deve combattere contro il nazionalsindacalismo e il nazionalclericalismo”. Ma oggi guai a chi tocca le nostre tradizioni cristiane. E soprattutto guai a chi tocca il crocifisso nelle scuole: questi adoratori del Dio Po sono pronti pure a guerreggiare con la Corte di Strasburgo e contro le sue decisioni. Per dimostrare la sua totale conversione al cristianesimo, infatti, la Lega si è pure mossa in difesa dell’asilo pubblico (pagato da tutti) di Goito, che accetta unicamente bambini provenienti da famiglie di “ispirazione cristiana”. Astenersi infedeli e perditempo. Fuori musulmani e giudei: nella Padania-nazione si è solo cristiani. È la regola nuova del cristianesimo “fai da te” della Lega: non tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio, come si racconta nelle sacre scritture: Il Vangelo secondo Umberto dice che i cristiani sono più uguali degli altri.
Avvisati pure gli omosessuali. Infatti Cota, prima di essere eletto governatore del Piemonte, è stato perentorio: nessun patrocinio ai gay pride e alla pericolosissima, nonché minacciosa, lobby degli omosessuali. Bravo, quando ci vuole, ci vuole. Lo stesso Cota che voleva lasciare nel cassetto le pillole abortive Ru486, vietandone l’utilizzo negli ospedali. Il suo essere cristiano glielo impone. Poi quando qualcuno gli ha ricordato che esiste una legge da rispettare (la numero 194), si rimangia quanto detto: “rispettiamo la legge”. Sommo Sacerdote del cristianesimo è pure Gentilini, ex sindaco di Treviso, che in uno dei suoi innumerevoli sermoni spiegava ai discepoli in visibilio che avrebbe voluto “eliminare i bambini zingari che rubano agli anziani”. Un santo. Come il collega di tonaca Don Borghezio quando dice “no alle merde extracomunitarie e clandestine!”. Don Borghezio è così cristiano e casto che aveva pure deciso di sua iniziativa di battezzare i sedili dei treni dove si sedevano gli immigrati. Capito infedeli? Battezzare, non disinfettare.
Per non parlare poi del cavalier-paladino Salvini, martire della libertà. Quello cioè che esigeva i rastrellamenti degli untori extracomunitari casa per casa (quando a Milano ci furono tumulti tra stranieri che portarono all’uccisione di un egiziano), e che voleva destinare i vagoni della metropolitana ad appannaggio dei soli milanesi. Memorabile, invece, la conversione dell’ex pagano Umberto da Ponte di Legno, seconda solo a quella di San Paolo sulla via di Damasco.
Nel 2002, prima della conversione, Umberto affermava: “è ora di mandare la Guardia di finanza da certi vescovi per sapere dove vanno i soldi che hanno raccolto per i poveri”. Oggi la guardia di finanza ancora non ha ispezionato le casse papali, ma in compenso il diacono Angelino Alfano, come è consuetudine in questi giorni, ha inviato gli ispettori contro il pm Pietro Forno, procuratore aggiunto di Milano, per valutare il tono “potenzialmente diffamatorio” da lui utilizzato contro la Chiesa. Forno aveva denunciato presunte coperture ecclesiastiche degli abusi sessuali sui minori. Insomma, si indaga chi denuncia ma non chi commette il reato, oggi è la prassi, i tempi cambiano.
Marcello Frigeri











