PARMA DOGVILLE
Una città transito. Ma per fare una vera città, un Paese, occorre la qualità dell’abitare degli uomini e delle donne.
Vivere a Parma è senz’altro piacevole. Vi sono bellezze geografiche, luoghi e monumenti storici che la rendono unica. Il quadrato romano, i lasciti dei Borbone, dei Farnese, di Babette, di Maria Luigia… Piazza Duomo… I campanili moreschi. A loro si deve soprattutto il lieto vivere e l’immagine di questa piccola città. Personaggi della cultura, delle arti, sostenuti da intelligenti imprenditori, che hanno avuto la possibilità di realizzare il proprio talento fuori dalle mura indigene, hanno dato lustro, visibilità e riconoscimenti alla città dello storico Ducato.
Poco va al merito della classe politica, anzi, per il potenziale che il territorio aveva, la città avrebbe potuto essere molto meglio di quella che è, se solo avesse avuto persone all’altezza. Se solo la città si fosse sviluppata con soluzioni di eccellenza, e si poteva, anziché di gretta speculazione e avidità.
Lo disse anche Pietro Barilla nel ‘92 in una intervista a Torelli: “I politici che abbiamo avuto? Persone mediocri!! Si sarebbe potuto fare molto meglio”.
Ma ora, alla fine, diventa un po’ come vivere nelle città dell’oppio.
Io mi chiedo se Parma, oggi, così come è, può essere una città di guida Europea, capitale per di più con la presenza della sede di una Authority. Svolge questo ruolo culturale di vera capitale alimentare? Un ruolo strategico in un dialogo mondiale in quanto il cibo è ciò di cui si ha bisogno per mantenersi in vita ogni giorno! C’è un fermento sui nuovi stili alimentari, nuovi prodotti, che vadano oltre le tradizioni e il mattatoio, determinati da una responsabilità etica, ambientale, economica, sociale, salutistica? Non dovrebbe essere leader nelle proposte di indirizzo? Si è divenuti città riferimento e di discussione sulla fame nel mondo? Lo proposi negli anni ‘90 ancor prima di divenir vegano. Non ebbi risposta!
Due iniziative interessanti, in verità, nell’ambito alimentare si son fatte:
a) la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition rivolta alla ricerca scientifica, alla sua divulgazione e alla consapevolezza della nutrizione e degli alimenti;
b) la pubblicazione con Guanda del libro di Foer: “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” Quando le coscienze capiranno il genocidio animale, il danno prodotto dall’economia di derivazione animale non rimarrà che la vergogna di averla praticata, finanziata, celebrata!… Come è stato fatto e si fa a Parma. E che fanno i capi religiosi Cristiano Cattolici, Musulmani, Ebrei di fronte a questo genocidio animale? Tacciono e consumano! Perché questo silenzio assenso, quando si sa, è risaputo, che la crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà verso gli umani?
Non riconosco oggi, in questa città, la germinazione che la caratterizzò negli anni ‘60-’70-’80, mi ricordo, si respirava forza progettuale… stile, eleganza, carattere pur nelle contrapposte visioni e fazioni. Oggi sembrano tutti addormentati, compiaciuti… e non c’è futuro. Se non fosse per le condizioni storiche e naturali che la contraddistinguono, questo fare d’oggi sarebbe da classificare fallimentare.
La famiglia Barilla costituisce l’unico, vero riferimento, nel tempo, nonostante le difficoltà che anche lei ha attraversato.
Qui da anni non parte più niente di innovativo… una città transito. Le opportunità le ha avute, ma la ristretta cerchia oligarchica che la governa impedisce ogni slancio assicurando incarichi e flussi economici agli amici degli amici… Il nepotismo regna e impera… e se poi non sei dei loro puoi scordarti ogni tuo progetto, l’unica chance è che te ne devi andare o qui ci muori… seppur, per ora, in un cimitero d’elefanti!
Un giornale storico, gestito da un gruppo editoriale importante, non va oltre la propaganda. Potrebbe essere quasi un gratuito! Rari gli articoli di cronaca o d’opinione che abbiano una verve letteraria, di contrasto di vedute… che diano stimoli e visioni alla comunità. Che animino un vero dibattito. E questo non per demerito dei giornalisti! La satira è inesistente. Si ritrovano invece sempre più spesso commistioni professionali fra uffici stampa, pubblicità e informazione. Ma ormai è la cultura invasiva della pubblicità un vero e proprio continuo narcotico cerebrale. Non c’è quasi più volontà di sapere e conoscere, ma di essere sedotti. E’ la lobotomizzazione diffusa senza esserne consapevoli con cambiamento radicale della personalità.
Un giornale, dicevo, di pressioni, se non di veline, dei gruppi di potere che si autocelebrano o determinano il pensiero unico. Modello soviet!! Impediscono ai Solgenistzin di esprimersi. “Arcipelago Gulag”. Un modello che poi ha influenzato anche gli altri, seppur nella diversità di linea editoriale. Qui vige una regola trasversale: “amico/nemico”. E il pensiero unico è la morte culturale e civile.
Pronti sempre a dedicare giuste pagine per la denuncia dei piccoli ladruncoli, ma silenti ai grandi ladrocini delle risorse pubbliche per fini privati (vedi SPIP 12/13 milioni di euro)… o alle ricchezze personali ottenute attraverso incarichi pubblici.
Dell’era digitale han pensato di non dar molto peso, come si dice: lungimiranti!… come ho già scritto, han preferito le rotative! Se vi erano, e vi erano, progetti rivolti al futuro, li hanno affossati. Si son dovuti applicare, obtorto collo, nella versione online di quella cartacea. Ne avrebbero però voluto fare a meno!
Una Unione Industriali dove il Direttore generale, Cesare Azzali, si gongola nel suo grasso coltivato a maiale, producendo operazioni di lobby alla Carboni e epurando, con metodi stalinisti, il pensiero scomodo. Ne sono testimone.
Il modello Carboni per l’élite, che oggi riempie la cronaca nazionale, si può tranquillamente declinare in ogni città italiana capoluogo di provincia. Un Azzali di turno lo trovi sempre!
Un teatro che pensa di essere il centro del mondo della produzione verdiana e non è stato capace, in ambito locale, di andare oltre la celebrazione del già noto, di individuare un percorso culturale originale e caratterizzante, di rendere un Festival Verdi, finanziato come pochi e sponsorizzato da generosi marchi e istituti, una produzione da esportare. Vuol dire che vale poco. Se così non fosse, una Barilla avrebbe proseguito la sponsorizzazione, ma dopo tre anni di fieno con scarsissimi risultati ha deciso di sospendere. Ora basta! Vuoi caro Meli che se tu fossi stato capace di portare la produzione di Parma, perché meritevole, in America o in Germania, Francia, l’azienda della pasta non ti avrebbe sostenuto? Ma tu cosa hai dato in cambio di una lauta sponsorizzazione triennale e un magnifico soggiorno nel Ducato? Un assemblato operistico alla Proczynski e una direzione musicale da cartellone, Temirkanov, che per ben due volte in due anni ha dato forfait!… e magari ce lo trovavamo dopo una settimana a Salisburgo.
Nella musica esportiamo talenti virtuosi come il funambolo Baratta che con un buco di 18/22 milioni di euro alla Arturo Toscanini (speriamo che ora, dopo 5 anni, sistemate le perdite e il passivo, prima o poi Roi ce lo dica, così come la transazione con Maazel), è passato con il suo imprinting in Symphonica. Si è aggirato per anni in Finmeccanica la prodigiosa realtà d’affari di Lorenzo Cola (Digint, Banda Mokbel, SISMI), l’uomo del Presidente Guarguaglini. Ora Gianni l’indimenticato trombone, si santifica con i Fabbricieri dell’Opera del Duomo di Milano. Dalle guglie dove il cielo è più blu, sotto c’è lo smog, un concerto di beatificazione dei politici e dei loro dirigenti per lo spiccato distacco dai beni materiali. Qualcuno laggiù pensava che quegli angeli da lassù potessero prendere il volo!… ma sono rimasti aggrappati alle guglie. “Questo spettacolo - ci dice Gianni Baratta, ora direttore artistico di quegli eventi - nasce con l’intento di far rivivere in termini moderni una forma di dramma religioso assai diffuso nell’Inghilterra del XV secolo. Una rivisitazione che avviene attraverso il linguaggio della musica pop, che, lungi dall’essere dissacrante, si pone invece al servizio del sacro, parlando con il linguaggio e la sensibilità dell’uomo di oggi”. Un linguaggio che lui conosce molto bene!
In Comune e in Provincia, una classe politica eletta attraverso un gruppo di potere. Impiegati di servizio con scarsa autorevolezza politica. Da questo canto stonato, che nessuno ha mai preso in considerazione, si è discostato Ubaldi, ma ahimé, avendo paura anche della sua ombra, si è circondato da yes men, pronti a rinnegarlo, ha elargito incarichi su cui bisognava nutrire perplessità, e la sua dimensione pratica si è rivelata spesso, in molti progetti, deficitaria.
Dell’attuale sindaco Vignali e della sua Giunta, oltre che “Baciati dalla fortuna”, riesce difficile capire a cosa siano interessati oltre alla loro carriera, la visibilità, gli affari personali. Un tratto comune, però, nei politici d’oggi. Un nuovo incarico non si disdegna mai! L’intramoenia è un virus coltivato nella sanità che ha contagiato in particolare l’universo politico e la Pubblica Amministrazione.
Un Ateneo di grande storia, tra i primi in Italia (lo Studium risale all’800 dal Vescovo Guidobono), incapace di far diventare la città a carattere universitario… poteva essere una cittadina alla Cambridge o alla Oxford ma il sistema è così farraginoso e a prestito… Lezione e fuga è la prassi. Dove sono i nostri intellettuali? La massima espressione è “Novecento”?
Quanti i professori di ruolo con importanti studi professionali alle spalle e quanti quelli a contratto concessi ad personam! Molti si dotano pure del titolo di professori senza esserli. Vederli scritti, ma vi evito l’elenco, conoscendoli, fa tenerezza!! Non avresti mai pensato facessero anche i docenti. Posso capire l’occasionale testimonianza, ma non un incarico per la docenza continuativa. E guarda un po’ sono tutti quelli che girano intorno al sistema di potere della città! Fino a qualche anno fa vi erano studenti che preparavano l’esame sulle dispense di Fausto Tonna, noto alla cronaca per la finanza creativa del gruppo Parmalat, che ovviamente teneva un corso universitario alla Facoltà di Economia.
E’ sì, gli si deve riconoscere a questi funzionari del sistema l’abilità di intrufolarsi ovunque… come le ponghe a rosicchiare le croste del grana… da veri parmigiani!
E con tutti quei bei loro contrattini da secondo lavoro, e ce ne sono tanti, cosa fanno i nostri professionisti con studio privato o attività a tempo pieno (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, giornalisti…) nell’insegnamento o nella ricerca? Attività complementare? Si destreggiano tra le cattedre a guardar le gonne? E’ funzionale alla loro immagine? Al prestigio? Ci dicano qual è la loro visione dell’Università, qual è il loro contributo?
Questa frenesia per avidità dell’avere contemporaneamente più incarichi, “cose da fare”, è una aberrazione… un malcostume virale che si propaga e infesta ogni luogo a danno della qualità, dell’opera, del virtuosismo di pensiero… sempre più repressi in questa idiozia del “multifare” una specie di multisala da cinema, ma tarata in un multitask individuale. E’ “l’Unicum”, non di Stirner, ma di comodo.
Per i dipendenti non docenti si apre un altro girone. Si sostiene siano stati spesso effettuati, in particolare negli anni passati, incarichi di responsabilità con assegnazioni molto discutibili. Addirittura i criteri di progressione di carriera inversamente proporzionali ai titoli di studio. Nel tentativo di risparmio, non si capisce su quali basi logiche si affidino poi i doppi incarichi. Insomma l’autonomia è percepita più come arbitrio che consente favori piuttosto che come criterio qualitativo fissato dalla contrattazione decentrata. Sembra si sia elaborata, in questo “brodo di colture”, una nuova figura molto interessante di sindacalista mobber: anziché tutelare i dipendenti li denigra. Pare che i più di questa “fioritura” siano ora in pensione. Un clima da caccia alle streghe, però, difficile da modificare, nel caso di dissenso, per l’arbitrarietà nella gestione del personale.
Tra i quattro dirigenti spicca la remunerazione di 195.000 euro lordi l’anno del direttore amministrativo, Rodolfo Poldi, incarico assegnato personalmente, non per concorso.
Una Università, si può constatare, che nella gestione è ancora orfana di un suo indimenticabile dirigente di grandi vedute e capacità che ne determinò, durante la sua lunga amministrazione, lo sviluppo, in particolare, nella seconda metà degli anni ‘80: Gian Paolo Usberti.
Gli studenti, infine, sono sempre stati considerati in città come vacche da mungere o limoni da spremere oltre alle rette, con affitti e lavori servili per mantenersi… ed anche peggio.
L’ospedale divenne un labirinto quando Gianni Giorgi, l’ex direttore generale, aprì il cantiere e pensò di realizzare il nuovo nosocomio in una area adiacente affidandosi alle esperte mani, mi pare, di una società del gruppo Ligresti. “Il progetto è aperto, basato su criteri trasparenti” dichiarava Giorgi. Da 300 miliardi di lire (’98) il costo è salito a 650 e ancora oggi ci stanno lavorando in un assemblaggio infinito (il Monoblocco è già in ristrutturazione) dove se fai il percorso senza errori vinci un premio. Puoi incontrare nei corridoi pazienti in cerca di soccorso per smarrimento… o in preda a panico per mancanza di informazione. Un meandro in cui quando entri dovrebbero dotarti di un navigatore satellitare. Forse un Policlinico a sviluppo “orizzontale” sarebbe stata la scelta migliore.
Pensate che vi sono pure cunicoli sotterranei mai utilizzati (ma li avremo pur pagati!) la cui funzione non si sa, forse dovevano servire per collegare gli ex padiglioni con il Monoblocco. Che si siano ispirati ai Farnese che collegarono la Pilotta con la Cittadella? Senonché, all’altezza della nuova lavanderia, sono attraversati da piloni portanti. Insomma uno studio scientifico di come utilizzare le risorse pubbliche.
Un altro interessante esempio della perizia costruttiva è la pendenza dei pavimenti di molti bagni delle stanze della Torre Medicine, se uno si fa la doccia allaga il corridoio!
Il direttore generale attuale Sergio Venturi, subentrato sempre su incarico politico, ha cercato di “snellire” l’apparato medico facilitando l’uscita degli incarichi a tempo indeterminato con quelli a contratto e praticando strane epurazioni. I medici a contratto pieno vengono sostituiti con neolaureati a contratto di “formazione lavoro” con evidente e facile risparmio per il direttore generale e il suo staff, che prontamente incamera con la solita storia degli “obiettivi raggiunti”.
Insomma si diminuiscono i costi fissi e lui ne beneficia in premi obiettivo nella sua remunerazione annuale e contestualmente si impoverisce la base per incrementare il potere.
Tutto questo apre una serie di problemi per chi gli subentrerà visto l’impoverimento di professionalità con conseguente calo di fiducia dei cittadini nella struttura pubblica che una volta era considerata di primo livello, mentre ora la sua popolarità risulta in forte discesa. C’è disaffezione, c’è lontananza. Non c’è più senso di appartenenza.
Questo nel pieno rispetto dell’antico motto dell’Ospedale: “Quisquis eget hic recipi debet”, la cui traduzione in chiave moderna è “chiunque ha necessità deve poter qui trovare la risposta più appropriata al suo bisogno di salute”.
Un calo di fiducia che si riscontra anche presso gli stessi operatori del nosocomio. Si è concentrato l’interesse sulle “strutture”, sui soldi per realizzarle, e si è dilapidato un valore grande: quello rappresentato dall’entusiasmo dei dipendenti ospedalieri!!!
Si è di fronte ad un’amministrazione che come un bulldozer sembra porti avanti una politica della “paura”, piuttosto che del dialogo, del “divide et impera” e forse anche un po’ di delazione, instaurando all’interno sistemi informativi e di controllo da KGB: sembra sia diventato molto rischioso oggi esprimere pareri non in linea con la dirigenza! C’è omertà: medici e infermieri temono ritorsioni se parlano, e i partiti sanno trarre, a loro volta, vantaggi da silenzi “mirati”.
Insomma anche qui un clima non dei migliori per una struttura già dotata nel proprio DNA di stress, complessità e un equilibrio sempre molto precario.
La Camera di Commercio è come un fantasma, c’è ma non si vede!
La cultura alimentare della popolazione è da ricovero assicurato, ischemie, ictus e il più alto indice in Italia di tumori al colon, mentre il fegato è tenuto in buone condizioni dalle movide quotidiane. Uno stile di vita che è una garanzia per le case farmaceutiche. La spesa per la malattia, sappiamo, incide per l’80% sui bilanci regionali. I tumori e il cancro non diminuiscono, i nitrati e i nitriti nel tubo digerente, si sa danno origine alle Nitrosamine che sono sostanze cancerogene.
Per gli altri organi, alla fine dell’estate, se uno ha fatto il pieno, può star tranquillo sulla fibrosteatosi epatica acquisita o una salmonellosi, mentre i residenti aumentano gli introiti degli psichiatri e psicanalisti per disturbi affettivi… Un secchio d’acqua te lo puoi sempre trovare in testa… qui ci tengono a rinfrescare il carnaio dell’allevamento… che foraggia inebetito le casse!
Tra le prime città italiane per uso di cocaina, droghe, alcol, mentre gli psicofarmaci ormai sono medicinali patologici… quasi una normalità a colazione… insomma, si può dire, un’isola felice della salute! A quale posto la mettiamo in Italia?
Il Tribunale di Parma meriterebbe uno studio approfondito, un libro a sé, un dottorato di ricerca. La cronaca giudiziaria locale sembra sia stata nelle mani, per anni, di una cricca riconosciuta e condannata che elargiva favori, gestione di fascicoli fantasma e incarichi pilotati… L’attuale P3 potrebbe aver svolto qui lezione di master in “Come privatizzare i Tribunali”. In attesa di tesi di laurea!
Ma siamo la città capitale alimentare europea dove si parla con l’r moscia, si mangia il maiale… e il cavalpist (macinato di cavallo). Era un tempo la città di Buby poi è divenuta quella di Tanzi… poi quella delle tangenti ai Santapaola… se vuoi costruire la Catania Siracusa? 2%… e degli incontri di azzimati con i Casalesi senza sapere chi fossero.
Abbiamo infine donato a Propaganda Fide un generoso ingegnere prezioso e devoto, amico dei gentiluomini del Papa…
I lottizzati qui sono in quota dappertutto da sempre. Così come i figli dei politici e le amanti, tutti ben piazzati negli uffici. Tra partiti, logge, centri di potere se le giocano a rubamazzo le poltrone e i posti nelle confraternite conviviali.
Se nell”800 c’è stato Peppino, nel ‘900 c’è stato Pietro. Eh, a lui la città deve il suo prestigio nella contemporaneità… uno che non voleva yes men attorno, ma si andava a cercare i migliori, uno che ha sempre voluto il meglio per la sua impresa e per la sua città. Amava circondarsi d’arte e d’artisti.
E ci sono stati anche piccoli e medi imprenditori di grandi qualità, meno noti alla cronaca, ma che hanno lasciato l’impronta. Uno di questi, non amante della visione pubblica, lo conoscevo bene, agiva con grande discrezione, divenne riferimento delle multinazionali delle conserve. L’uomo di cui ci si poteva fidare… ma Calisto e la sua gang riuscirono a tradire pure lui e a distruggere la prima impresa d’Europa di produzione per conto terzi: il cavaliere del latte si dimostrò abilissimo nel trasformare la merda in oro rubato col “buconero”, ma riuscì anche nella mutazione dell’oro vero in merda. “O così o Pomì” diceva. Più che un Calisto, un Cagliostro! Cesare Azzali era un suo pupillo.
Per fare una città, un Paese occorre la qualità degli uomini e delle donne. Forse molti di questa città, quelli che detengono ora il potere dovrebbero interrogarsi e chiedersi che cosa si sta facendo. Cosa dirà la storia di loro? Che cosa stanno dando o togliendo alla città? Il potere è al servizio dell’intelligenza? E’ generatore di virtuosismo? Quale esempio danno? Cosa stanno costruendo con le loro ridicole confabulazioni e piccinerie? Che razza di classe dirigente sono? Questi politici si adoperano per far conoscere correttamente come vengono utilizzate le risorse pubbliche? Di dare a chi scrive per informare tutti gli elementi per evitare inesattezze? O preferiscono apparire nei loro spot funzionali al consenso?
Domande a cui queste coscienze da soviet e da cricca non riescono nemmeno a decifrare… pur se laureati e professori! Forse non ne sono consapevoli del danno procurato! Ma se ne fottono! Se c’era del letame, ora è impestante liquame!
E allora Dogville diviene metafora di Parma come forse di molte altre città. E’ la storia del potere… della sua seduzione… lo smascheramento della faccia più abietta e meschina del genere umano essenzialmente ipocrita ed egoista. La scelleratezza dell’indifferenza e della malafede, la crudeltà della perfidia e della paura dell’altro diverso. Sentimenti quali solidarietà, fratellanza, aiuto reciproco sono solo parole, la facciata falsa che ricopre le case di una piccola città di provincia dove alberga la menzogna e la rabbia, la rassegnazione e l’arroganza, la tacita ma ferma convinzione di bastare a sé stessi ed al mondo intero: i limiti di una città divengono anche i limiti esistenziali.
Un radiodramma accompagna ogni giornata… ma c’è chi non se ne rende conto. Indossano le varie maschere della quotidianità, senza consapevolezza della responsabilità per ciascuna azione passata o che compiranno… del loro approfittarsi della debolezza o fragilità altrui… sempre pronti al crimine da sopraffazione… un delitto che non è possibile non compiere perché non si può abdicare alla propria natura. Si divertono e provano pure gusto nell’esercizio di questo macabro rituale… e su questo miserevole fare si forma la comunità… e vedere con gli occhi distaccati i giovani immersi in questo contesto, dove l’avidità del niente stermina ogni passione, è un dramma.
Vi è un limite poi oltre il quale non si risolve tutto con un perdono generalizzato… tutto può succedere come di fatto sta accadendo. E se in Dogville ciò che rimane dalla distruzione è l’abbaiare di un cane, nel ducato potrebbe sopravvivere il grugnito di un maiale, il muggito di una vacca, il nitrito di un cavallo.
Dogville: “Se c’è una città senza la quale il mondo starebbe meglio è questa qui”. (Parma, 22/07/2010)
Luigi Boschi










